MILITARI / Associazionismo sindacale: dubbi, certezze e meline. Il DDL sul sindacato militare e’ un testo inefficace e lontano dalle aspettative del personale.

Roma, 17 set 2020 – UN PUNTO DI VISTA, DOPO L’INCONTRO DI IERI CON I VERTICI MILITARI. Nella giornata di ieri, a Palazzo Salviati, si è tenuto l’incontro tra il Co.Ce.R. Interforze e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, per discutere e confrontarsi sulla nuova legge circa la Rappresentatività Sindacale in ambito militare – alla presenza del Segretario Generale, dei Capi di Stato Maggiore di Forza Armata e dei Comandanti Generali dei Carabinieri e Guardia di Finanza.

L’intervento presentato dal presidente del Co.Ce.R. Interforze ed approvato dal Consiglio aveva come oggetto la necessità di garantire un passaggio ordinato al nuovo modello sindacale, senza perdita di rappresentatività del personale militare.

Prendendo la palla al balzo, alcuni delegati del Co.Ce.R., appartenenti ad alcune associazioni a carattere sindacale riconosciute, ne hanno approfittato per mettere in discussione l’intero impianto della legge, accusando la Camera dei deputati e l’Onorevole, Emanuela Corda (M5S) – relatrice del disegno di legge già licenziato – di aver approvato un testo inefficace e lontano dalle aspettative del personale.

I delegati in questione, pentiti della corsa al sindacato, hanno espressamente chiesto al Capo di Stato Maggiore Difesa di farsi promotore di importanti modifiche, tra le quali: l’abbassamento/eliminazione dei tetti minimi di rappresentanza; il calcolo di eventuali percentuali minime di rappresentatività sulla massa degli iscritti e non sul totale dei militari; e la possibilità del diritto di sciopero per il personale militare.

Insomma, il solito calderone nel quale mettere cose a caso, sperando di creare scompiglio per buttarla definitivamente in “caciara”, tanto per restare in linea con l’ambiente romano. Qualcuno, più cinicamente, parlerebbe di modus operandi all’italiana. Tanto fumo, pochissimo arrosto e la speranza che tutto caschi nel dimenticatoio per continuare a tirare a campare come si è sempre fatto, evitando come la peste qualsiasi iniziativa o, in questo caso, legge che porti un minimo di progresso, un barlume di emancipazione, un briciolo di prospettiva.

Inutile dire come la presa di posizione dai suddetti delegati Co.Ce.R. con doppio cappello – vale a dire che ricoprono sia il ruolo di delegati sia incarichi dirigenziali in seno alle nascenti associazioni sindacali militari – risulti quantomeno preoccupante. Grazie al loro atteggiamento ostativo potrebbe paventarsi il serio rischio di far slittare l’approvazione di questa proposta di legge sul sindacato militare che, se dovesse essere messa in discussione, sembrerebbe ricondurre all’intero CO.CE.R. Interforze un’eventuale condotta antisindacale con un riverbero negativo sull’organismo di rappresentanza messo alla gogna mediatica, soprattutto se dovessero essere avanzate proposte alternative al sindacato, ma comunque in linea con la sentenza della Corte Costituzionale. Ipotesi che potrebbe garantire una vera e democratica rappresentatività al personale militare senza rinnegare la scelta di vita.

In tutto questo marasma, il Capo di Stato Maggiore Difesa ha preso tempo, rinviando la discussione alle prossime settimane. Augurandoci che i delegati in questione possano ravvedersi come San Paolo sulla via di Damasco, noi registriamo l’ennesimo tavolo di concentrazione con discussioni interminabili che si trascinano all’infinito senza tenere conto che quando si discute non lo si fa solo per se stessi, ma si rappresenta un intero Comparto che, forse, dopo anni è anche un po’ stanco e vorrebbe solo che le cose venissero fatte presto e bene.

Red.

 

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