Ricorso previdenziale per il Comparto Difesa e Sicurezza: il gioco vale la candela?

Roma, 25 set 2020 – (Riceviamo e pubblichiamo). SONO MOLTI I COLLEGHI CHE ANCORA CHIEDONO INFORMAZIONI SUL RICORSO IN OGGETTO. PER MAGGIORE INFORMAZIONE PUBBLICHIAMO NUOVAMENTE UN COMUNICATO CONGIUNTO DELLE SIGLE SINDACALI MILITARI USIF, USIP, USIC, USMIA.

Ha destato grande interesse il pronunciamento della Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale della Regione Puglia, in materia di risarcimento danni al militare ricorrente, in conseguenza della mancata attivazione, dopo oltre 20 anni dall’entrata in vigore della riforma “Dini” del 1995 (L. 335/95), del c.d. secondo pilastro il quale, attraverso l’istituzione di fondi “negoziali” (o “chiusi” e cioè delimitati ad un particolare ambito di lavoratori), avrebbe dovuto integrare la pensione erogata dall’organismo di previdenza pubblica obbligatoria (c.d. primo pilastro), consentendo al personale del Comparto Difesa e Sicurezza, in regime di sistema previdenziale misto e, ancor di più, per coloro che tra alcuni anni saranno avviati in quiescenza con un sistema previdenziale interamente contributivo, di poter usufruire di un trattamento economico dignitoso, necessariamente dovuto al termine di una lunga vita lavorativa usurante e disagiata.

Un obbligo di legge nonché morale per lo Stato che od oggi, dopo oltre 20 anni dalla riforma previdenziale del ‘95, è rimasto disatteso per l’intero Comparto Difesa e Sicurezza al quale appartengono le Forze Armate e Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare. Rammentiamo che l’attivazione della pensione integrativa è già avvenuta, da tempo, per altri settori della Pubblica Amministrazione.

Il pronunciamento della Corte dei Conti pugliese non è naturalmente definitivo. Esso sarà presumibilmente dibattuto in ulteriore grado di giudizio ma ha avuto senz’altro il merito di riaccendere l’attenzione su di una problematica fortemente sentita da militari e poliziotti, sicuramente sconcertati per il fatto che una questione così rilevante sia stata, ad oggi, fortemente trascurata e sottovalutata dalle Istituzioni.

Nel merito, USIF, USIP, USIC E USMIA che avevano posto la questione previdenziale tra le priorità delle rispettive attività sindacali, ritengono che ancor più in una situazione di grave congiuntura economica, sia richiesto a coloro che hanno la responsabilità di Governo di affrontare con una opportuna visione progettuale di breve e medio periodo la questione previdenziale del Comparto, riportandola in maniera trasparente nelle opportune sedi legislative, affinché decisioni che investono anche la credibilità dello Stato, non vengano, ancora una volta, relegate agli Organi
giudicanti della Magistratura contabile ma siano ricondotte ad un dibattito Parlamentare tempestivo e approfondito nel quale possano emergere le migliori soluzioni sostenibili e le posizioni di ciascuno, a fronte di una questione fortemente sentita e di rilevante impatto sociale. Temiamo, per contro, che la strada giudiziaria rischi di essere strumentalizzabile aprendo la strada a soluzioni intervenire attraverso immediate forme di compensazione a carattere transitorio; l’adeguamento dei coefficienti di trasformazione per il calcolo della quota contributiva, da rapportare all’età ordinamentale di cessazione dal servizio prevista per le Forze Armate e per le Forze di Polizia; l’immediata attivazione di fondi chiusi, opportunamente garantiti ed al riparo da azioni speculative.

In definitiva, riteniamo che tempestive risposte da parte delle Istituzioni rappresentino la via “maestra”, sperando che in questo caso chi ha la responsabilità delle decisioni non si trinceri dietro il “silenzio”, spingendo i diretti interessati a far valere i propri diritti attingendo ancora una volta dalle proprie tasche e affidandosi a tortuosi, complessi e incerti, presumibilmente inutili, percorsi giudiziari.

Roma, 24 giugno 2020

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