Lo smart working nelle Forze Armate. Una nuova esperienza positiva che potrebbe consentire un incremento di efficienza anche dopo il termine della crisi pandemica

Roma, 4 gen 2021 – ARTICOLO DI LARAN.IT – La pandemia di CoVid-19 ha comportato la necessità, anche per le Forze Armate, di fare rapidamente e massicciamente ricorso al telelavoro. Un’esperienza che si è rivelata positiva e che ha comportato anche un’evoluzione culturale che potrebbe consentire un incremento di efficienza anche dopo il termine della crisi pandemica.

La “seconda ondata” della pandemia di CoVid-19 ha riportato alla ribalta il tema dello smart working, fortemente incoraggiato anche con il DPCM del 24 ottobre con l’obiettivo di ridurre quanto più possibile i rischi di contagio tra i lavoratori e non solo. Non fanno eccezione le Forze Armate, che già dalle prime settimane in cui ha iniziato a dilagare il virus SARS-COV-2019 in Italia hanno adottato degli specifici provvedimenti per consentire al proprio personale di attuare efficacemente questa modalità di lavoro a distanza. Sin dal 09 marzo 2020, infatti, lo Stato Maggiore della Difesa, così come disposto dal Ministro della Pubblica Amministrazione (Direttiva nr. 1 del 25 febbraio 2020 e circolare nr. 1 del 4 marzo 2020), ha emanato una serie di misure per contenere e gestire l’emergenza sanitaria, a cominciare, appunto, dal ricorso all’istituto del “lavoro agile” (articoli dal n. 18 al n. 23 della Legge nr. 81 del 2017) “per la durata dello stato di emergenza, anche in deroga ai limiti imposti dalla normativa generale e nei confronti di categorie per le quali non esistono accordi o normative in materia, compreso quindi il personale militare” (circolare del Gabinetto del Ministro della Difesa nr. M_D GUDC REG2020 0010902 del 6 marzo 2020), tenendo anche conto delle disposizioni di dettaglio del Segretariato Generale della Difesa.

Le decisioni circa l’entità del personale da distaccare sotto il regime di “lavoro agile” sono state demandate ai Capi degli Enti e Reparti che le hanno adottate seguendo questi principi: garantire l’alternanza del personale con incarichi decisionali strategici; far usufruire di questa possibilità soprattutto coloro che si sobbarcano dei lunghi viaggi quotidiani; indirizzare verso questa forma di lavoro il personale a rischio (es.: in gravidanza, cardiopatici, soggetti con particolari patologie, ecc.) o proveniente dalle zone di cui all’art. 1 del citato DPCM dell’8 marzo 2020; porre in essere procedure telematiche per consentire lo svolgimento del servizio a domicilio.

Le prescrizioni messe in atto hanno riguardato anche la limitazione all’essenziale del numero delle riunioni in presenza, incentivando l’utilizzo di modalità di collegamento da remoto e garantendo, comunque, il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’Allegato 1 lettera d) del DPCM 8 marzo 2020. nonché la facilitazione della fruizione di periodi di congedo ordinario, di ferie o di congedo parentale, concessi stante la chiusura di scuole, atenei, istituti, ecc.. , favorendo prioritariamente il personale con figli minori ovvero già soggetti a patologie.

Come è stato implementato

Le quattro Forze Armate hanno introdotto, ove possibile, il lavoro a distanza nei rispettivi organici. l’Esercito, dopo aver elaborato uno specifico regolamento applicativo, ha esteso il lavoro agile al personale di tutte le categorie prevedendo, inoltre, modalità di studio, approfondimento tecnico e professionale in e-learning. L’articolo completo continua sul portale LARAN, clicca qui >>>

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2 thoughts on “Lo smart working nelle Forze Armate. Una nuova esperienza positiva che potrebbe consentire un incremento di efficienza anche dopo il termine della crisi pandemica”

  1. Ma che state dicendo, lo smart working e’ una grande cavolata non applicabile i maniera sistematica alle FF AA, in quanto solo i dirigenti o qualche capoufficio o reparto al limite Maresciallo, possono utilizzare anche da casa ( tecnologia e linea permettendo e sfruttando quella privata).
    Per il resto del personale esecutivo e di truppa , la cosa e’ solo precazuzionale per evitare assembramento e limitare i contatti.
    Lasciamo queste chimere propie della PA civile, e anche li ci sarebbe da dire. Quindi direi che non e’ una cosa fattibile e operativamente utile generalizzandola anche alle FF AA che non dovrebbero mai essere assimilate alla PA.

  2. È una vergogna! Incentivate solo i nullafacenti che hanno trovato nel Covid l’America!!! Ma a chi volete prendere in giro! Ma capite anche quanto incide sulle relazioni interpersonali questamodalita? Poi vi riempite la bocca sputando sui giovani che fondano i loro rapporti su canali virtuali! E il risultato è sotto gli occhi di tutti. Una società impoverita. Voi giornalisti, opinionisti da strapazzo, piantatela di scrivere cazzate perché altro non sapete fare. Studiate…cercate di essere seri….almeno provateci

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