Il CoVid-19 ha comportato la necessità anche per le Forze Armate di utilizzare massicciamente il telelavoro

Roma, 7 gen 2021 – La “seconda ondata” della pandemia di CoVid-19 ha riportato alla ribalta il tema dello smart working, fortemente incoraggiato anche con il DPCM del 24 ottobre con l’obiettivo di ridurre quanto più possibile i rischi di contagio tra i lavoratori e non solo.

Non fanno eccezione le Forze Armate, che già dalle prime settimane in cui ha iniziato a dilagare il virus SARS-COV-2019 in Italia hanno adottato degli specifici provvedimenti per consentire al proprio personale di attuare efficacemente questa modalità di lavoro a distanza.

Sin dal 09 marzo 2020, infatti, lo Stato Maggiore della Difesa, così come disposto dal Ministro della Pubblica Amministrazione (Direttiva nr. 1 del 25 febbraio 2020 e circolare nr. 1 del 4 marzo 2020), ha emanato una serie di misure per contenere e gestire l’emergenza sanitaria, a cominciare, appunto, dal ricorso all’istituto del “lavoro agile”.

Le quattro Forze Armate hanno introdotto, ove possibile, il lavoro a distanza nei rispettivi organici. l’Esercito, dopo aver elaborato uno specifico regolamento applicativo, ha esteso il lavoro agile al personale di tutte le categorie prevedendo, inoltre, modalità di studio, approfondimento tecnico e professionale in e-learning.

L’Arma dei Carabinieri, ha avviato la sperimentazione di un sistema di home working in modalità sicura mediante l’attivazione di una postazione virtuale di lavoro sulla rete LAN (Local Area Network) locale, con funzionalità identiche a quelle disponibili in ufficio.

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