SERBIA – Maxi denuncia con richiesta di risarcimento per i bombardamenti con uranio impoverito, quando le truppe americane e gli alleati (tra cui l’Italia) devastarono i territori della ex Jugoslavia

Roma, 25 gen 2021 – Ci sono voluti anni dper raccogliere tutta la documentazione che inchioda i vertici NATO alle loro pesantissime responsabilità. Al lavoro un’equipe di legali, coordinati dall’avvocato Srdjan Aleksic, il quale ha allegato alla mole dei documenti anche l’esito di una settantina di procedimenti giudiziari che si sono svolti in Italia, per dimostrare il nesso di causalità tra l’uranio impoverito e l’insorgenza di patologie tumorali.

Spiega Aleksic: “Dopo aver presentato la prima denuncia a Belgrado, ne verranno sporte altre quattro: a Novi Sad, Kraguievac, Nis e Vranjc. Si tratterà di denunce individuali di cittadini che hanno sviluppato patologie oncologiche dopo i bombardamenti: militari, poliziotti, riservisti che erano di servizio in Kosovo in quel periodo. Queste saranno denunce contro la NATO come organizzazione.

La NATO è una persona giuridica e, come tale, ha diritti e doveri. L’Alleanza ha partecipato all’attacco contro la Repubblica Socialista di Jugoslavia come organizzazione e sempre come tale dovrà risarcire i danni provocati”.

Secondo Aleksic, i materiali a corredo della denuncia contengono tutte le evidenze necessarie, corroborate dalle ricerche effettuate da esperti del campo e dalle perizie condotte dall’Istituto di sanità pubblica Milan Jovanovic-Batut, nonché da materiali utilizzati in analoghi procedimenti giudiziari celebratisi in Italia, e forniti dal legale Angelo Fiore Tartaglia, che potranno risultare decisivi.

In vent’anni di lavoro, infatti, Tartaglia è riuscito a dimostrare davanti ai tribunali italiani lo stretto legame che intercorre tra i proiettili all’uranio impoverito e le patologie oncologiche che hanno colpito i militari italiani che erano in servizio in Kosovo. Tartaglia ha vinto 181 delle circa 500 cause, ne restano aperte ancora 300.

Ma non è finita qui. Perché Aleksic annuncia altre ‘battaglie’ legali. Osserva: “Sporgeremo anche denunce relative sia a civili che vivono nel territorio di Kosovo e Metochia, sia a soggetti che ci vivevano in passato e che poi si sono trasferiti in altre zone della Serbia. Poi vaglieremo la possibilità di sporgere denunce relative ai bombardamenti dei cosiddetti ‘siti pericolosi’ – come gli stabilimenti dell’industria chimica e petrolifera che, secondo il diritto militare internazionale, non possono essere bombardati – a Belgrado, Novi Sad, Pancheve, Kraguievic e Bor”.

Le prime udienze – è questa la previsione – si dovrebbero tenere a partire da giugno e – dettaglia Aleksic – “potrebbero concludersi nell’arco di uno, due anni. E se si renderà necessario, siamo pronti ad arrivare fino a Strasburgo.

Sono convinto del fatto che la Serbia, in quanto nazione europea che ha sottoscritto la Convezione sui diritti umani, non possa essere discriminata quando in Italia sono state già assunte ben 181 decisioni del giudice in cause analoghe.

Le evidenze delle nostre fattispecie sono le medesime, così come l’impianto giuridico. Di conseguenza, a mio avviso, i cittadini serbi non possono essere discriminati: non è possibile che per noi non valga ciò che è valso nei confronti dei militari italiani”.

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