I bambini hanno diritto ad una famiglia? Anche se sono figli di militari dell’Aeronautica?

Roma, 11 feb 2021 – Nelle Scuole Primarie italiane, più o meno all’età di 7 anni, vengono insegnati ai bambini i loro diritti. Questi diritti sono riconosciuti in base alla Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia.

Ma cosa è un diritto?
Rimanendo sempre allo stesso livello d’istruzione, viene spiegato ai bambini che un diritto è una risposta ad un bisogno fondamentale che una persona ha nella vita e di cui non si può fare a meno. È indispensabile per sopravvivere, per sentirsi vivi e sereni.

Uno in particolare tra i diritti riconosciuti ai bambini dalla predetta Convenzione è il diritto ad avere una famiglia.

Ma cosa è la famiglia?
La famiglia può essere rappresentata, prima di tutto, con i genitori del bambino, coloro che agiscono per conto del bambino al fine di farne rispettare i diritti.

Inoltre, la famiglia può anche essere considerata come il luogo in cui ci si sente protetti, come il posto dove si può trovare il calore di un abbraccio oppure il gruppo di persone che può dare la forza che permette di andare avanti e superare le difficoltà.

Volendo capire meglio cosa sia Il diritto ad avere una famiglia, si potrebbe esemplificarlo, tra i tanti esempi, come il poter essere cresciuti dai propri genitori, come il poter vivere con i propri genitori e come il poter vedere i propri genitori.

Questo, perciò, è un diritto molto importante perché offre ad ogni bimbo, in concreto, la possibilità di essere accudito e protetto dalla propria famiglia.

Nel mondo dei grandi, però, molte cose cambiano.
Esiste una legge che sostiene la genitorialità nella Pubblica Amministrazione, il Decreto Legislativo n. 151 del 2001, il cui art. 42 prevede per i dipendenti pubblici una forma di mobilità volta a ricongiungere i genitori del bambino, favorendo in concreto una maggiore presenza fisica nella fase iniziale di vita del figlio e garantendo, al contempo, la massima unità familiare.

Questa disposizione, perciò, rientra tra quelle norme dettate a tutela dei valori inerenti alla famiglia, in particolare la cura dei figli minori in tenerissima età con entrambi i genitori impegnati in attività lavorativa, garantiti dagli art. 29, 30, 31 e 37 Cost., i quali nel postulare i diritti-doveri dei genitori di assolvere gli obblighi loro incombenti nei confronti della prole, promuovono e valorizzano gli interventi legislativi volti, come appunto l’art. 42 bis d.lgs. n. 151 del 2001, a rendere effettivo l’esercizio di tale attività.

Ma, purtroppo, una recente pronuncia del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha evidenziato che in capo al genitore non c’è un diritto soggettivo all’assegnazione temporanea in questione, ma soltanto un interesse legittimo, al quale la Forza Armata ha piena facoltà di opporsi. Questa sentenza è stata prontamente e capillarmente diffusa dall’Aeronautica Militare a tutto il proprio Personale. Questa prontezza di “mamma aeronautica”, come viene anche chiamata affettuosamente da molti suoi appartenenti, però, è stata recepita più come un monito verso quei “figli” che intendono fare domanda per vedersi riconosciuta la tutela della genitorialità che come una informazione utile ad aiutarli in un momento particolare della propria vita.

Tenendo sempre bene a mente che chi sceglie di arruolarsi fa spontaneamente una scelta di vita, va considerato che con la pronuncia di cui sopra non si condiziona solo la vita del Genitore militare, non permettendogli di assolvere in pieno i richiamati dettami costituzionali, ma anche la vita di suo figlio, che non può contare sulla presenza fisica del padre, e della madre, lavoratrice anch’essa, che dovrà assolvere da sola tutti gli obblighi incombenti nei confronti della prole.

Per quanto sopra esposto e tenuto conto anche del fatto che ogni attimo della vita del proprio figlio non vissuto dal genitore è perso e non recuperabile, il SIULM chiede ai Vertici delle Forze Armate che vi sia una maggiore sensibilità sul tema del sostegno alla genitorialità ed un maggiore impegno, a tutti i livelli, volto a permettere che i genitori militari siano vicini fisicamente ai propri figli, così che il diritto alla famiglia riconosciuto ad ogni bambino sia realmente garantito.

 

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