“Strage di Capaci. Dopo ventinove anni rimane ancora forte il dolore e l’indignazione”. Editoriale del Segretario Generale del Si.Na.Fi – Sindacato Nazionale Finanzieri

Roma, 23 mag 2021 – Editoriale del Segretario Generale del SI.NA.FI., Eliseo TAVERNA. Sono trascorsi ventinove anni da quel drammatico giorno che gettò l’intero Paese in uno stato di grave turbamento e smarrimento.

Ventinove anni che non hanno certamente lenito il dolore e l’indignazione degli uomini sani delle istituzioni, dei cittadini che hanno un alto senso dello stato e della giustizia, ma soprattutto dei familiari di questi eroi la cui unica colpa era stata quella di servire onestamente e con dedizione.

Ventinove anni dalla strage di Capaci, sull’autostrada che conduce da Punta Raisi a Palermo, dove persero la vita Giovanni Falcone la moglie Francesca Morvillo, anch’essa magistrato e gli uomini della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Giovanni Falcone era un magistrato isolato, delegittimato, tradito da alcuni suoi stessi colleghi. Almeno mentre era in vita.

Un giorno drammatico, per coloro che persero la vita e per i loro familiari, piombati, inevitabilmente, un uno stato di disperazione e di totale smarrimento. Fatti, raccontati anni dopo, anche da Rosaria Costa, la moglie di Vito Schifani, uno degli agenti della scorta che perse la vita nel vile attentato, insieme al giornalista Felice Cavallaro. La donna che durante l’omelia nella cattedrale di Palermo gridò dall’altare “Io vi perdono ma inginocchiatevi. Dovete avere il coraggio di cambiare…ma loro non cambiano”.

Anni dopo, Emanuele, figlio di Vito e di Rosaria, si è arruolato nella Guardia di Finanza ed oggi riveste il grado di capitano; una scelta che senz’altro gli è derivata dall’amore per le Istituzioni, dalla volontà di essere al servizio dello Stato e dei cittadini, così come lo era il suo papà. Dimostrata anche dalle sue parole pronunciate l’anno scorso a distanza di 28 anni dalla strage: “Non provo odio ma tanta rabbia“. L’editoriale di Eliseo Taverna continua qui >>>

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