Il Sindacato come veicolo per raccontare una storia triste vissuta da un nostro associato e richiamare l’attenzione di chi è disattento, non crede o non vuol credere alle insidie che ci circondano.

Roma, 14 giu 2021 – SINAFI. Una storia a lieto fine! Peppe è un collega, nostro associato, gli mancano solo 3 anni per andare in pensione. Sta aspettando il messaggio dell’ASL per la prima dose del vaccino anti Covid. Nel suo ufficio l’hanno fatto quasi tutti, tranne lui ed un collega ancora tanto indeciso.

Il messaggio tarda ad arrivare ma Peppe, comunque, indossa la mascherina, rigorosamente FFP2, e spesso ne sovrappone un’altra chirurgica, si lava spesso le mani, non ha contatti se non con i propri familiari e colleghi d’ufficio, mantiene le distanze, si limita nelle uscite facendo solo quelle indispensabili, ma un bel giorno accusa dei sintomi e va a fare un tampone sierologico.

Peppe è positivo, non può crederci, impossibile!!

È stato sempre attento. Si saranno sbagliati, e allora va a fare un ulteriore tampone, quello molecolare, ma purtroppo il primo esame non era errato.

Con lui si sottopongono a controllo anche i figli e la moglie, tutti positivi. Si chiudono in casa, e mentre i familiari fortunatamente si riprendono in un baleno, per lui inizia il calvario.

Prima i medicinali, poi l’ossigeno ma tutto questo non basta!!!!! Il medico di famiglia gli consiglia il ricovero e Peppe, prima tentenna ma poi si decide, deve farlo, questo Covid è spietato.

Arriva l’ambulanza, Peppe saluta i suoi, in cuor suo non sa se li vedrà, ha visto in tv scene strazianti, troppi casi finiti male, tanti morti da soli in un letto d’ospedale o in una casa di cura, funerali “a distanza”. La lettera completa continua sul portale del SINAFI, clicca qui >>>

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