Fuoco e fiamme in carcere. Per il Sappe situazione insostenibile, sfiorata la tragedia

Roma, 26 giu 2021 – Situazione ad altissima tensione nel carcere di Cassino, dove nei giorni scorsi la protesta sconsiderata e incomprensibile di un detenuto ha prodotto un incendio nel primo piano della seconda Sezione della Casa circondariale.

Ed a protestare sono i poliziotti penitenziari del SAPPE, che chiedono di non celebrare la Festa del Corpo in programma proprio a Cassino mercoledì 23 giugno prossimo.

Spiega Maurizio Somma, segretario nazionale per il Lazio del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria.

“Ieri a Cassino si è vissuta una giornata ad alta tensione per le proteste dei detenuti.

Inizialmente si è trattato di una protesta pacifica, nata per evidenziare talune problematiche di natura contabile come i presunti ritardi sull’accreditamento dei bonifici ed il ritardo per la consegna di vettovagliamento.

Ma in serata, verso le 22, un detenuto nordafricano di 35 anni si è reso protagonista di una vera e propria violenza distruggendo ed incendiando l’intero primo piano della Seconda sezione della Casa circondariale di Cassino.

Niente può giustificare questa gravissima condotta, che ha messo a serio repentaglio la sicurezza degli agenti, degli altri detenuti e del carcere stesso.

Il tempestivo intervento dei poliziotti, con grande senso di responsabilità coraggio e professionalità, ha permesso di evitare più gravi e tragiche conseguenze.

Un grazie di cuore a tutto il personale di Polizia Penitenziaria del carcere di Cassino che con professionalità e abnegazione hanno evitato che tutte queste situazioni diventassero ancora più drammatiche”.

“In questo contesto”, aggiunge Somma, “in una situazione di costante emergenza per le note carenze organiche a cui non si trova soluzione da tempo, parlare di Festa della Polizia, come quella in programma per mercoledì 22 giugno prossimo a Cassino, è davvero una ipocrisia.

E per questo chiediamo all’Amministrazione Penitenziaria del Lazio di sospendere la cerimonia, che sarebbe davvero senza senso: la Polizia Penitenziaria non ci sta a rappresentazioni di facciata che non rispecchiano la drammatica e quotidiana realtà dei fatti!”.

Solidarietà e parole di apprezzamento per la professionalità, il coraggio e lo spirito di servizio dimostrati di poliziotti penitenziari di Cassino arriva da Donato Capece, segretario generale del SAPPE:

“E’ solamente grazie a loro, agli eroi silenziosi del quotidiano con il Basco Azzurro a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se le carceri reggono alle costanti criticità penitenziarie.

Ormai è un bollettino di guerra e le vittime sono sempre le stesse: le donne e gli uomini in divisa della Polizia Penitenziaria.

Occorrono interventi immediati e strutturali che restituiscano la giusta legalità al circuito penitenziario intervenendo in primis sul regime custodiale aperto.

Ed invece dal Capo del DAP Petralia e dal Ministro Cartabia non si vedono provvedimenti e soluzioni.

Ogni giorno nelle carceri italiani succede qualcosa, ed è quasi diventato ordinario denunciare quel che accade tra le sbarre”, denuncia.

“Altro che carcere umano e più sicuro, come auspica la Ministro della Giustizia Cartabia: le carceri sono un colabrodo per le precise responsabilità di ha creduto che allargare a dismisura le maglie del trattamento a discapito della sicurezza interna ed in danno delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria.

Perchè la Signora Ministra, che si erge a paladina delle garanzie costituzionali dei detenuti, non fa altrettanto con i suoi uomini, con quegli agenti che dovrebbe in ogni modo tutelare, salvaguardare e (utopisticamente) valorizzare, quando loro stessi sono le vittime di aggressioni, umiliazioni, improperi, ferimenti, risse e colluttazioni da parte della frangia violenta dei detenuti?

A Cartabia chiederemo da che parte sta lo Stato: se dalla parte di chi ogni giorno sacrifica le proprie famiglie, i propri affetti, le proprie passioni per assicurare, in condizioni, quelle sì disumane, lo svolgimento dei compiti istituzionali affidati o, se, dalla parte di coloro i quali hanno commesso ogni genere di reato e hanno minato e minacciato la pacifica convivenza dei cittadini”.

“Ecco”, prosegue Capece, “i poliziotti penitenziari del SAPPE martedì 22 giugno 2021 saranno a Roma a manifestare e grideremo, sotto le finestre dell’ufficio del Guardasigilli, “basta!” a queste mortificazioni morali e professionali e siamo pronti a fare sentire la nostra voce a Roma anche davanti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed al Parlamento!”. (Fonte ufficiostampa Sappe).

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