Indennizzo a poliziotto con 30 anni di ritardo

Roma, 8 ott 2021 – Trent’anni dopo dopo il sacrificio del poliziotto lucano Alfonso Passannante, investito e ucciso durante un’operazione antidroga a Melfi, andranno finalmente corrisposti alla vedova e ai suoi due figli, che all’epoca avevano appena 2 e 7 anni, i benefici assistenziali previsti per i familiari delle «vittime del dovere».

E’ quanto ha deciso la sesta sezione civile della Cassazione accogliendo il ricorso presentato dai familiari dell’agente scelto di Rapolla contro il diniego opposto alla loro istanza dal Viminale. Un diniego che in seguito era stato confermato prima dal Tribunale, e poi dalla Corte d’appello di Potenza, con tanto di a condanna alle spese di giustizia di vedova e dei figli.

Mentre all’esterno delle aule e dei corridoi ministeriali si susseguivano le cerimonie di commemorazione dell’eroica morte del 29enne, e gli venivano intitolate strade e palestre: a Melfi come nella sua Rapolla. Oltre alla sezione dell’Associazione nazionale della Polizia di Stato della cittadina federiciana.

I giudici hanno censurato, in particolare, la tesi per cui il 29enne Passannante non sarebbe stato qualificabile come «vittima del dovere», che è il titolo spettante a militari, forze dell’ordine, e dipendenti pubblici in generale, morti o affetti un’invalidità permanente in conseguenza di attività particolarmente a rischio.

Ad esempio: le operazioni di contrasto alla criminalità, i servizi di ordine pubblico e le missioni all’estero. Ma anche la semplice tutela della pubblica incolumità, e «la vigilanza a infrastrutture civili e militari».

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