I SINDACATI MILITARI NON DEVONO RICEVERE L’AUTORIZZAZIONE DAL MINISTERO DELLA DIFESA E DELLE FINANZE

Roma, 18 ott 2020 – UN DDL SUI SINDACATI MILITARI CHE NASCONDE MOLTE INSIDIE. UN DOCUMENTO CRITICATO DA TUTTI: COCER E SINDACATI MILITARI. Segue intervento del Senatore Mininno (M5S) – Vice presidente Commissione Difesa Senato. Nel mio intervento durante l’audizione di mercoledì 14, relativa al disegno di legge 1893, sull’esercizio della libertà sindacale del personale delle Forze armate e delle Forze di polizia ad ordinamento militare, dopo aver rappresentato la mia disapprovazione sul complesso di limitazioni che, a mio avviso, finiranno per imbrigliare l’attività sindacale e vanificare il diritto alla sindacalizzazione finalmente riconosciuto dalla sentenza n. 120/2018 della Corte Costituzionale, ho rivolto al gen. Giovanni Nistri, comandante generale dell’Arma dei carabinieri, due domande.

1) Per quanto previsto dall’articolo 39 della Costituzione e dalla sentenza della Corte Costituzionale, è pacifico che gli statuti delle associazioni sindacali militari debbano informarsi ai principi di democraticità, trasparenza, neutralità ed estraneità alle competizioni politiche.

Secondo quanto previsto dal disegno di legge, però, gli statuti devono conformarsi anche ai principi di coesione interna, efficienza e prontezza operativa. A mio avviso, questo passaggio è forzato, in quanto i sindacati sono soggetti di diritto privato, esterni alle amministrazioni. E’ senz’altro fondamentale che le associazioni non interferiscano con la coesione interna e l’efficienza dello strumento militare, ma il loro scopo è la tutela del personale e non il raggiungimento delle finalità delle amministrazioni militari.

2) Il secondo punto riguarda invece il deposito degli statuti presso il Ministero della difesa e presso il Ministero dell’economia e delle finanze (per il Corpo della guardia di finanza) per la verifica del possesso dei predetti requisiti. Questa verifica è già di per sé un unicum, se si considera che gli altri sindacati (compresi quelli di polizia) hanno solo l’obbligo di comunicare ai rispettivi ministeri la propria costituzione e non sono sottoposti ad alcuna verifica statutaria. Convengo però che l’interesse contrapposto possa essere di tale rilevanza da pretendere questa verifica, sempreché la stessa sia limitata al rispetto dei principi di democraticità, trasparenza, neutralità ed estraneità alle competizioni politiche. Trovo però inappropriato che tale verifica venga effettuata dai ministeri che potenzialmente si trovano in conflitto di interessi. Infatti, per ammissione dello stesso gen. Nistri, “le associazioni sindacali sono soggetti privati portatori di interessi particolari e di parte, contrapposti all’Amministrazione in funzione dialettica”. Per di più, gli stessi ministeri, per quanto previsto dal disegno di legge, potrebbero in qualunque momento decidere per la decadenza dell’associazione sindacale “autorizzata” che, a loro giudizio, abbia perso i requisiti. Sarebbe pertanto a mio avviso auspicabile che la verifica degli statuti venga effettuato dal Ministero della pubblica amministrazione, in grado di garantire una maggiore terzietà.

Sen. Mininno (M5S)
Vice presidente Commissione Difesa Senato.

 

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