DIFESA, SINDACATI MILITARI PROCLAMANO STATO AGITAZIONE SU DDL CORDA

Roma, 15 lug 2021 – (9Colonne). Al termine della due giorni degli Stati Generali dei Sindacati Militari e dal relativo dibattito che ha investito giuristi, costituzionalisti, sindacalisti e parlamentari è emerso che “al personale militare devono essere riconosciuti gli stessi diritti di tutti i lavoratori, nel perimetro di quanto previsto dalle norme costituzionali e dalle norme comunitarie” si legge in una nota a firma di Assodipro in cui si annuncia “l’apertura di uno stato di agitazione sindacale che durerà fino a quando non ci sarà un reale confronto tra i Sindacati Militari e la Politica per giungere ad una legge che abbia realmente natura sindacale nel rispetto del dettato costituzionale”.

Il disegno di legge sulla sindacalizzazione del personale militare attualmente all’esame della Commissione Difesa del Senato, il ddl Corda, si legge nella nota, “contiene palesemente previsioni che non sono in linea con la primaria normativa richiamata e che disattendono fortemente le aspettative dei Sindacati Militari riuniti per la prima volta nei loro Stati Generali.

Dalla data della sentenza della Corte Costituzionale n. 120/2018 che ha finalmente consentito la nascita dei Sindacati Militari la Politica, nella sua interezza, ha dimostrato dapprima forte disattenzione rispetto a quanto da anni richiesto dal personale militare in tema di riconoscimento dei diritti dei lavoratori in divisa e poi una totale mancanza di coraggio nell’elaborare, proporre ed approvare una legge che, nel rispetto delle norme costituzionali e comunitarie, portasse al concreto e reale riconoscimento dei diritti sindacali al personale militare.

Oggi la Politica, lungi infatti dal dimostrare lo stesso coraggio che ha avuto il Legislatore nel 1981 con la riforma dell’allora Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza (legge 121/1981) e che portò alla sindacalizzazione del suo personale ed alla democratizzazione delle funzioni di polizia, ha per converso dimostrato di prestare particolare attenzione alle richieste degli Stati Maggiori che palesavano un indimostrato rischio per la coesione interna delle Amministrazioni militari ed una particolare predisposizione a svilire le innumerevoli richieste provenienti dai Sindacati Militari, fino ad affievolirne irrimediabilmente il valore sotto il profilo del riconoscimento dei diritti propri di tutti i lavoratori”. (red)

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