SUICIDI NELLE FF.AA. E FF.PP. – IL “ VIRUS SUICIDA “ CONTINUA LA SUA FOLLE CORSA MA NESSUNO NE PARLA

Roma, 7 ago 2021 – Continua la strage silenziosa del personale delle Forze Armate e Polizia. Dopo il suicidio del giovane militare della Marina Militare avvenuto  il 6 agosto 2021 a Brindisi, riprendiamo un articolo scritto pochi giorni prima:  DALLA PAGINA FACEBOOK FOCUS ACCADEMIA:

Assistiamo impotenti al nuovo “Virus Suicida” nelle Forze dell’Ordine, l’ultima notizia è del giorno 28 luglio 2021 dove a Binasco (Milano) l’ennesimo Carabiniere, il dodicesimo, si è tolto la vita con la propria pistola. Lascia moglie e figlia.

In questi anni, troppo spesso abbiamo segnalato il fenomeno dei suicidi nei Carabinieri,nella Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Forze Armate, Polizie Locali e Vigili del Fuoco.
Fenomeno in notevole crescita ma, nessuno ne vuole parlare seriamente con l’eccezione di Seminari, Convegni oppure, Tavole Rotonde: al limite, un trafiletto sui giornali.

Sempre le stesse risposte ci giungono dalle compagini dell’Arma dei Carabinieri, delle Forze Armate e dagli altri Operatori della Sicurezza, “Sempre e Solo motivi strettamente personali” minimizzando i motivi dell’estremo gesto suicida.

Ma in Italia, la strage silenziosa del Virus Suicida continua inesorabilmente a crescere e non fa più notizia anzi, assistiamo a immotivati attacchi e pregiudizi alle Forze dell’Ordine che vedono uscire dalle galere gli arrestati mentre la popolazione vede vanificate le proprie richieste di Giustizia.
Siamo sconvolti e addolorati per la grave perdita di questo caro collega carabiniere in servizio a Binasco (Milano) e, ci stringiamo stretti alla sua famiglia.

Ma per noi è indispensabile capire cause e motivi, analizzare e discutere il fenomeno che non può e non deve più rimanere nel sordo silenzio delle Istituzioni.
Nella maggior parte dei casi abbiamo notato che a monte dei disagi degli uomini e delle donne in Divisa ci sono problemi di tutela del personale che vengono a mancare, tant’è che è di recente realizzazione la realtà Sindacale nelle Forze Armate ove, tanti attacchi e difficoltà hanno quei pionieri sindacalisti che confidano e attendono le determinazioni dei Giudici che in taluni casi nei Tribunali italiani, hanno avuto favorevole esito davanti i TAR oppure recentemente, nanti il Giudice del Lavoro.

Analogamente simili problemi hanno avuto i delegati della Rappresentanza Militare ed i Sindacalisti di Polizia che nel frattempo, hanno cercato in tutti i modi, di Tutelare i fratelli in divisa.
Il raffronto numero dei suicidi degli appartenenti alle Forze dell’Ordine con il numero dei suicidi della popolazione civile italiana, è di 9,8 casi ogni 100 mila Poliziotti/Carabinieri/Finanzieri etc., contro i 5 casi ogni 100 mila abitanti italiani.

Dall’inizio dell’anno ad oggi sarebbero 26 le vittime di cui si sia avuta notizia, tra le varie forze dell’ordine.
Un quantità ingente che fa angosciare e obbliga a un autorevole analisi sulle cause. Negli anni scorsi, in seguito ai numerosi suicidi, è stato istituito dall’allora Capo della Polizia Gabrielli un Osservatorio su questo fenomeno al quale, è stato accostato un tavolo di lavoro costituito all’interno della Polizia di Stato con la necessaria partecipazione dei sindacati.

Obiettivo di tale organo tecnico, era quello di capire gli eventi suicidari per realizzare un livello di prevenzione piu’ tangibile. Un “tavolo” avviato come si deve il quale, si riuniva ogni 15 giorni circa e che purtroppo ad oggi non si riunisce più dal mese di gennaio mentre come constatiamo, le vittime continuano.

Spesso, infatti, accade che le Amministrazioni delle Forze di Polizia, Forze Armate, Polizia Locale e Vigili del Fuoco sembrerebbero essere poco attenti alle tutele del personale rimangono incastrati nelle rigide regole Militari e Regolamentari. Un’impotenza delle Istituzioni nanti tale fenomeno che spesso e volentieri, si scontra con gli impegni pubblici presi dopo ogni triste suicidio, ponendo lo sguardo sui diritti e quelle tutele fondamentali sul lavoro e sulla salute degli Operatori al Servizio del cittadino.

Non a caso è risaputo che, il rapporto in genere tra gli Operatori, fa emergere situazioni di astio e contrasto tra i suoi componenti, che sfocerebbero nella maggior parte dei casi in sanzioni disciplinari e di allontanamento in genere e sotto qualsiasi forma, apparentemente legittimi, con trasferimenti coatti della persona ritenuta scomoda e non flessibile alla linea di Pensiero Dominante con la conseguenza di un vero e proprio mobbing, come tanti procedimenti Giudiziari hanno ampliamente dimostrato e davanti ai quali nessuno avrebbe il diritto di giudicare.

Si è vero, i suicidi degli uomini e delle donne in divisa con il tempo perdono il loro volti e vengono dimenticati presto da tutti ed a par mio, di questi nostri tristi lutti resta solo il valore simbolico e il ricordo nei cuori di chi gli ha conosciuti, vissuti, monito del tragico epilogo di una persona che ha vissuto sempre nelle regole.
E’ per questo, bisogna che le Istituzioni e noi tutti ci interroghiamo in modo critico sulle cause che hanno determinato la morte di un militare, di un poliziotto.

Dopo 46 suicidi nel 2020, assistiamo impotenti al Virus suicida che vanta dall’inizio del 2021 già 12 casi di suicidio nell’Arma dei Carabinieri.
Siamo profondamente tristi per tutti questi bravi colleghi che, hanno scelto l’estremo gesto di togliersi la vita con la pistola d’ordinanza nonostante l’istinto della sopravvivenza sia piu’ forte.
Spesso mi chiedo, sono fulmini a ciel sereno? Il dialogo con il personale c’è ? Cosa hanno passato?

Non a caso, proprio in quest’ultimo periodo ho parlato di queste problematiche con il nostro Direttore e Specializzato in Diritto Sindacale, Dottor Vincenzo Gerardo Di Rosa, conosciuto e attivo Segretario Generale Sardegna del Sindacato Italiano Militari (decano del SIM Carabinieri, il più Rappresentativo Sindacato in Italia) al quale ponevo la domanda dei motivi di tanto tale crescente fenomeno e dell’indifferenza generale non solo delle Istituzioni.

Abbiamo abbozzato unitamente ai nostri iscritti a Focus Accademia, molti dei quali sindacalisti di Polizia e delegati della Rappresentanza Militare, alcuni dei quali noti e importanti uomini politici e giuristi, ad una richiesta d’intervista con il Dott. Di Rosa che purtroppo non ci ha voluto regalare, declinando gentilmente solo per il momento la richiesta, legato notoriamente allo stile del Carabiniere, rispondendo sempre con un secco “ No Comment” che parrebbe dire tutto ma, siamo sicuri che la problematica almeno dal più grande Sindacato Carabinieri, è attentamente monitorato e attendiamo con ansia che il Dott. Di Rosa a tempo debito, possa manifestare autorevolmente il proprio atteso contributo di pensierio basato come suo solito, sui fatti .

Ci vorrebbe una vera e propria ristrutturazione delle Forze dell’Ordine e Forze Armate, in direzione della Tutela.
Infatti negli Stati Uniti, nella Polizia come nelle Forze Armate esiste un reparto “Interno” deputato a mantenere compatta la compagine militare/polizia da qualsiasi attacco/fenomeno così che siano informati i superiori gerarchici, capi/comandanti che conoscendo/sapendo possano agire e filtrare dal punto di vista psicologico e funzionale le situazioni di frustrazione lavorativa degli Agenti nei confronti come per esempio, degli eventuali abusi di potere, mobbing, violenza psicologica e altro, del tipo Enti di Sicurezza/SIOS per le Forze Armate in Italia (enti di intelligence dei Ministeri, dello Stato Maggiore della Difesa).

I Delegati Interni statunitensi come quelli delle Agenzie di Sicurezza delle Forze di Polizia/Armate Italiani, sono persone esperte nei servizi operativi e psicologicamente preparate per questo delicato incarico di vigilanza che richiede cultura e capacità d’intervento.

In Italia invece, si continua a lavorare a compartimenti stagni: da una parte il settore operativo e dall’altra il servizio medico/sanitario che è della medesima amministrazione, senza che ci sia spesso quella comprensione e quella capacità complesse che solo esperti nel settore, possono detenere mentre, i Responsabili degli Uffici, non dovrebbero essere mai antagonisti e anzi, su cio’ dovrebbero essere valutati, i quali sembrerebbe che utilizzino quale mezzi di risoluzione, i loro strumenti coercitivi.

Mezzi coercitivi che verosimilmente, non funzionando con la malavita, sortiscono dolore e smarrimento nei confronti del personale che già combatte contro i delinquenti e il mal costume.
Esempio sono, le nelle “note di giudizio” oppure “il trasferimento”, loro “insindacabile” arma.
Forse la soluzione più semplice potrebbe essere di riorganizzare le proprie competenze e funzioni, guardando al futuro, istituendo un organismo simile a quello Americano, che vagli le segnalazioni dei poliziotti,dei finanzieri e dei carabinieri che consenta così di condurre una seria e doviziosa indagine interna a 360°, al fine di valutare possibili abusi di potere e mobbing al personale oppure, validi interventi di sostegno sanitario/familiare.

Il Virus dei suicidi è ormai giunto alla quarta ondata, non si può più rimanere in silenzio e far finta di nulla dichiarando “aveva problemi”.  A voi ogni debita riflessione.
Alessandro CONGIU, padre di famiglia, poliziotto e sindacalista.

************

L’ OSSERVATORIO SUICIDI IN DIVISA (OSD) SU FACEBOOK>>>>>
 
 

Seguici in tempo reale sul nostro canale e gruppi/chat TELEGRAM - Ti aspettiamo! ECCO COME FARE>>>

Visita la nostra pagina Facebook, metti un "LIKE" per rimanere aggiornato>>>

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

2 thoughts on “SUICIDI NELLE FF.AA. E FF.PP. – IL “ VIRUS SUICIDA “ CONTINUA LA SUA FOLLE CORSA MA NESSUNO NE PARLA”

  1. Ma non vedete sempre il male nel servizio o nello Stato, son sempre problematiche personali o carenze psichiche del soggetto suicida.
    Ora siccome c’e’ la moda del sindacalismo caccia streghe allora si fan sempre polemiche o allusioni tanto per movimentare la melma.

  2. Rispondo al soggetto che si è qualificato come IPOCRITA.. A seguire nel qualificarmi ho sempre un nome e cognome. Le rispondo in merito alle sue affermazioni riguardanti al problema da non sottovalutare ed in particolare a quanto Lei ha detto. “son sempre problematiche personali o carenze psichiche del soggetto suicida.” Complimenti… secondo Lei è questo il problema? Bravo… allora non ne parliamo più… Presumo che, da una sua analisi diagnostica e strumentale ha risolto le cause di suicidio…. Ma veda caro collega, di qualsiasi Forza Armata o Forze Dell’Ordine, sempre che lei, visto che scrive ne faccia parte. Lei parla di psiche e non di psichiatria o neorologia. Non sempre i casi di suicidio sono classificati come emotivi e problematiche personali a cui Lei si riferisce. E comunque, anche se avesse azzeccato nella sua valutazione, il problema sui casi di cui stiamo parlando, non sarebbe risolto… Considerato la frequenza dei casi è un dato che merita una attenzione per stabilire le reali cause..Non aggiungo altro anche se potrei continuare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.