Afghanistan – Giallo sugli spari talebani contro l’aereo italiano a Kabul

 

Roma, 28 ago 2021 –  Le testimonianze a bordo del C-130 che ha lasciato Kabul parlano di momenti di panico nelle prime fasi del volo. La Difesa parla di due colpi sparati verso il velivolo. Ma l’intelligence smentisce: non volevano colpire noi.

Il C-130J era decollato già da qualche minuto dall’aeroporto di Kabul. Avevo documentato la salita del velivolo dalla cabina di pilotaggio e avevo da poco posato il telefono al mio fianco per sistemarmi il giubbotto antiproiettile che mi pesava sulla spalla sinistra.

I militari impongono di indossarli fino all’uscita dai cieli afghani, vista la situazione di rischio e warning arrivati poche ore prima. Lo avevo sentito con le mie orecchie dalla sala operativa: “Gli americani hanno lanciato un allarme per possibile attacco a uno dei gate. Vogliono uccidere qualche militare Usa”. Quando da tanti anni fai questo mestiere lo capisci che non è uno scherzo e che l’attacco è imminente. Poche ore dopo i fatti hanno dato ragione ai pronostici.

I colleghi giornalisti erano seduti dietro, chi sulle panche laterali dell’aereo, chi per terra con gli afghani. Accanto a me in cabina un membro dell’equipaggio col quale avevo parlato del più e del meno fino a poco prima. Improvvisamente l’ho visto sbiancare in viso e diventare serio. Ho sentito qualcuno dire “ci prendono”. Siamo letteralmente precipitati di molto, non saprei dire quanto, ma la sensazione era quella di cadere nel vuoto. Ho sentito gente che urlava, bambini che piangevano. Io mi sono stretta la croce che porto al collo tra le mani e ho pregato: “Gesù, ti prego, salvaci”.

La manovra dissuasiva
La pilota, Annamaria Tribuna, ha ripreso l’aereo con una fermezza e un sangue freddo da ammirare. Istintivamente mi sono stretta al braccio della persona che avevo vicino. Di nuovo siamo scesi e risaliti, con l’aereo che tremava. Stavolta per un tempo indefinito. Avevamo sotto le montagne afghane e ho pensato “ci schianteremo”.

Dietro la gente è volata per due metri in aria, mi hanno raccontato dopo i colleghi. Quando siamo arrivati a una quota sufficientemente alta da considerarci fuori pericolo ho chiesto cosa fosse successo. Tremavo come una foglia e mi sono accorta di avere la mano ustionata. Non saprei dire come e dove ho sbattuto.

Mi hanno detto: “Ci hanno puntati per due volte”. La pilota ha confermato che il loadmaster in osservazione al finestrino posteriore dell’aereo aveva avvertito del primo colpo in arrivo.

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