Accadde il 3 novembre – La fucilazione del milite (ignoto ai più) Alessandro Ruffini

Artigliere Alessandro Ruffini

Roma, 4 nov 2021 – IL 3 NOVEMBRE 1917 VENIVA FUCILATO L’ARTIGLIERE ALESSANDRO RUFFINI PER NON ESSERSI TOLTO IL SIGARO DALLA BOCCA AL PASSAGGIO DEL GENERALE GRAZIANI

“Noventa di Padova, 3 novembre 1917 ore 16.30 circa. Il generale Andrea Graziani di passaggio vede sfilare una colonna di artiglieri da montagna. Un soldato, certo Ruffini di Castelfidardo, lo saluta tenendo la pipa in bocca. Il generale lo redarguisce e riscaldandosi inveisce e lo bastona. Il soldato non si muove. Molte donne e parecchi borghesi sono presenti.

Un borghese interviene e osserva al generale che quello non è il modo di trattare i nostri soldati. Il generale, infuriato, risponde: “DEI SOLDATI IO FACCIO QUELLO CHE MI PIACE” e per provarlo fa buttare contro un muricciuolo il Ruffini e lo fa fucilare immediatamente tra le urla delle povere donne inorridite. Poi ordina al T. colonnello Folezzani (del 280 artiglieria campale) di farlo sotterrare: “È un uomo morto d’asfissia” – e, salito sull’automobile, riparte. Il Tenente colonnello non ha voluto nel rapporto [porre] la causa della morte. Tutti gli ufficiali del 280 artiglieria campale possono testimoniare il fatto.”

La triste vicenda di Alessandro Ruffini viene così raccontata dal giornale socialista “L’Avanti!” il 28 luglio 1919. Il generale Andrea Graziani, lungi dal fornire alcuna giustificazione all’evento nei giorni seguenti rincara la dose dalle pagine de “Il Resto del Carlino” e dello stesso quotidiano del PSI. Egli infatti sostiene che mentre era in piedi sull’automobile, ad osservare la sfilata delle sue truppe udì dei soldati “pronunciare ripetutamente – rivolti ad un compagno – le parole: ‘levati il sigaro, levati il sigaro.” Andrea Graziani rivolse allora lo sguardo a Ruffini e convinto di scorgere sul suo volto un sorriso beffardo non ci pensò due volte a farlo fucilare.

“Valutai tutta la gravità di quella sfida verso un generale […], valutai la necessità, secondo la mia coscienza, di dare subito un esempio terribile atto a persuadere tutti i duecentomila sbandati che da quel momento vi era una forza superiore alla loro anarchia […] Legato il soldato dai carabinieri della scorta, lo ho fatto immediatamente fucilare contro il muro della casa vicina; tutto ciò si è svolto nel tempo di quattro o cinque minuti.”

Graziani infine negò di aver fatto occultare l’accaduto e dichiarò solennemente che tutto ciò è avvenuto “per il bene della Patria in pericolo”. Così moriva Alessandro Ruffini, 23 anni, crivellato dai colpi dei carabinieri su un muro di Noventa.

La sua colpa aver tenuto un sigaro o una pipa in bocca e forse, forse, aver fatto un sorriso di troppo.
Fonte: “Morte di un artigliere. Storia di Alessandro Ruffini.” di Lorenzo Carlesso. Il libro su AMAZON>>>>>

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6 thoughts on “Accadde il 3 novembre – La fucilazione del milite (ignoto ai più) Alessandro Ruffini”

  1. Siamo in piena rotta di Caporetto causato dalla fellonia , incapacità e inefficienza degli ufficiali superiori dell’esercito italiano. A queste qualità si devono aggiungere anche l’arroganza, la presuntuosità e la crassa ignoranza. Non tutti, naturalmente, ma la stragrande maggioranza.
    Fra questi anche naturalmente quel serial killer di Andrea Graziani ( che non c’entra con la foto a corredo dell’articolo. Come prevedibile, questo bel tomo, che aveva sulla coscenza l’uccisione di decine di poveri soldati sbandati, ha fatto carriera nel nuovo Regime fino a diventare Luogotenente della milizia fascista.
    Naturalmente in quell’autunno freddo e piovoso, il prode Graziani scappava verso il Piave in macchina mentre centinaia di migliaia di poveretti si trascinavano a piedi per la campagna veneta.
    Nel 1931 lo troveranno con tasta fracassata sulla massicciata delle linea Bologna-Firenze : si disse che aveva scambiatoi la porta del WC con quella di accesso al vagone e che era precipitato dal treno in corsa……

  2. Purtroppo molti libri di storia NON parlano di quanti soldati italiani venivano fucilati ingiustamente.

  3. “… la necessità,… di dare subito un esempio terribile … una forza superiore … che tutto ciò è avvenuto “per il bene della Patria in pericolo”… ”
    carabinieri, come quelli di cadorna … “abbiamo solo eseguito gli ordini”
    stessi meccanismi, stessa rettorica, in ogni tempo

  4. Per MARK…prima di affermare queste cose, nei confronti dei Carabinieri, dovresti documentarti su cosa prevedeva a quei tempi il Codice Penale militare di Guerra per quanto riguardava i Carabinieri, cioè la Polizia Militare in territorio e circostanze di conflitto.
    Fatto questo dovresti poi confrontarlo con l’attuale Codice Penale militare di Guerra, per tutti i militari e in particolare per i Carabinieri.
    Le colpe di un macellaio restano le sue e non mi pare che in questi tempi i Carabinieri vadano in giro adottando la fucilazione coatta nei confronti ne’ di militari ne’ di civili, lo dico pur non appartenendo all’ Arma dei Carabinieri, che sono al Servizio di tutti spesso rischiando la vita è talvolta perdendola, poi se ci si lascia influenzare negativamente dalle mele marce, che purtroppo sono presenti in ogni compagine del nostro bellissimo ma martoriato Paese, allora è anche inutile parlarne.

  5. ….voglio solo aggiungere che la storia rende giustizia all’ Alpino Alessandro Ruffini, come anche a tanti altri poveri Soldati Italiani vigliaccamente passati per le armi per ordine di comandanti non sempre degni di tale appellativo.
    Finalmente a queste povere vittime viene riconosciuto l’estrema ingiustizia subita e restituita la dignità di uomini e di Soldati.
    Ogni epoca ha le sue ingiustizie e la guerra ne è un’enorme contenitore, purtroppo, ma il tempo è signore.

  6. Posso capire un disertore o un sbandato durante una guerra e anche qui ci sono dubbi, ma per un sigaro ad arrivare alla fucilazione del soldato é un atto che condanna l’autore dell’ordine e non il condannato …

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