ARMI ITALIANE ALL’UCRAINA PER CONTRASTARE L’INVASIONE RUSSA – IPOTESI E ILLAZIONI

Roma, 31 mar 2022 – Negli ultimi giorni il governo italiano ha approvato la fornitura all’Ucraina di armi con cui contrastare l’invasione russa, ma il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha tenuto uno stretto riserbo sul tipo e la quantità dei sistemi che invieremo ai militari di Kiev.

Siamo l’unico grande paese occidentale che non rivela ufficialmente ciò che manderà a una nazione che, pur non essendo formalmente nostra alleata per il vincolo della Nato, viene considerata comunque afferente al mondo occidentale, perlomeno quanto ad aspirazioni di appartenenza.

Numerose sono state le ipotesi e le illazioni circa il tipo di armi che potremmo inviare agli ucraini. E ci si chiede se, a seconda delle modalità di tali forniture, ci possano essere conseguenze negative sull’efficienza della nostra stessa difesa, nello specifico per quanto riguarda lo stato degli arsenali dell’Esercito, dato che, la prevalente guerra terrestre in Ucraina fa sì che saranno soprattutto le armi da fanteria a dover costituire la maggioranza degli aiuti.

Se infatti agli ucraini verranno consegnate prevalentemente armi delle generazioni più vecchie, ancora presenti in gran numero nei magazzini e la cui conservazione, unita a una certa semplicità tecnica, consente ancora un loro uso efficiente dopo vari anni, è presumibile che l’Esercito avrà punto o poco da ridire in materia.

Ma il caso sarebbe probabilmente diverso se si decidesse di inviare armi di ultima generazione, più costose e magari già di per sé poco numerose. Armi che magari le forze terrestri italiane hanno potuto acquisire col contagocce negli ultimi anni stante la ristrettezza dei bilanci della Difesa.

Se nuovi sistemi, attesi per anni e finalmente arrivati ai reparti, finissero con l’essere subito “soffiati” e dirottati all’estero, sono prevedibili perlomeno dei borbottii fra le alte sfere delle Forze Armate.

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