L’ex carabiniere: “Si poteva arrestare Riina prima di Capaci”

Roma, 25 mag 2022 – La trasmissione Report ha approfondito la ‘pista nera’ delle indagini sulla strage di Capaci alla quale anche Il Fatto ha dedicato ieri un’inchiesta.

La Procura di Caltanissetta sta cercando di capire se quanto raccontato da un collaboratore di giustizia morto da anni, Alberto Lo Cicero, e dalla sua compagna, Maria Romeo, viva e ora testimone protetto, in relazione alla presenza di Stefano Delle Chiaie, estremista di destra morto nel 2019, a Capaci nel ‘cantiere’ della strage, corrisponda a verità. Se questo scenario fosse riscontrato la strategia della tensione andrebbe postdatata a dopo le stragi di mafia del 1992 e anche del 1993 che non avrebbero avuto mandanti e finalità solo mafiose ma anche politiche.

L’uomo chiave della storia è Alberto Lo Cicero, prima confidente dei Carabinieri e poi collaboratore di giustizia. Lui e più ancora la sua compagna hanno parlato ai Carabinieri già nel 1992 non solo di Delle Chiaie.

Come ha riferito a Report il brigadiere dei carabinieri Walter Giustini, che allora seguiva Lo Cicero, il collaboratore gli aveva raccontato nei primi mesi del 1992 che Salvatore Biondino era l’autista di Riina. Giustini scrisse un’informativa ben prima della strage di Capaci ma nessuno seguì l’autista per prendere il boss. Se Biondino fosse stato pedinato, ha concordato il carabiniere Giustini con l’intervistatore Paolo Mondani, Totò Riina si sarebbe potuto arrestare prima delle stragi.

Giustini fu trasferito a Como nel 1993 per ragioni di sicurezza (era nel mirino dei boss) poi ha comandato una stazione dei Carabinieri sul litorale laziale e da qualche anno è in pensione. Lo abbiamo raggiunto al telefono.

È vero che Lo Cicero vi aveva raccontato che c’erano movimenti a Capaci prima della strage e per questo stavate lì il 23 maggio?

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