LETTERA APERTA DELLA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO GENITORIALITA’ DEL SINDACATO S.I.A.M.O. ESERCITO

Roma, 11 lug 2022 – Qualche anno fa la vita militare mi diede l’opportunità di vivere, con i militari dell’Esercito Americano, alcuni giorni all’interno della Caserma “Ederle” di Vicenza. Fu un’esperienza bellissima, sia dal punto di vista lavorativo che umano e ciò che mi colpì di più, oltre alla loro unione e al modo diverso di lavorare, fu proprio la gestione lavorativa e umana che riguardava la famiglia.

Vedere mamme e papà che di primo mattino accompagnavano i loro cuccioli in una struttura educativa interna della base, per poi andare a riprenderli nel primo pomeriggio in perfetta armonia con le attività di reparto, mi lasciò una sensazione di serenità, di calore, di attenzione e di famiglia mai provate fino ad allora. Una sensazione così bella che, quando la vita mi donò la mia prima figlia, iniziai a chiedermi se al mio rientro in servizio, avrei mai vissuto le stesse esperienze, domande che prima non avevo mai davvero affrontato, d’altronde, solo l’essere genitore per la prima volta, ti mette davvero di fronte al significato di quella parola e alle responsabilità che di conseguenza ne derivano.

Quella sensazione provata a Vicenza non l’ho mai rivissuta e, seppur il nostro status ci conceda la fortuna di vedere riconosciute molte norme sulla genitorialità, troppo spesso la stessa fortuna scompare quando si tratta però di chiederne l’applicarle nel modo corretto. La domanda che dopo tanti anni ancora ci poniamo è quindi come mai ciò accada. Eppure gli Stati Maggiori hanno in realtà diramato Circolari sulla genitorialità molto chiare a riguardo, sono infatti disponibili quesiti e chiarimenti. Forse è quindi solo superficialità, di curiosità di alcuni addetti ai lavori, in alcuni casi la mancanza di empatia o semplicemente la mancanza di una specifica formazione, nessuno pensa sicuramente che la nostra specificità sia la scusa per vedere disattese norme e diritti.

Così, quando nel 2019 in piena pandemia, abbiamo deciso di fondare il SIAMO Esercito, non abbiamo avuto alcun tentennamento, è stato per noi naturale pensare di riservare un piccolo spazio dedicato alle problematiche delle mamme e dei papà militari, dando il “la” alla nascita, fin dalle prime battute, del Dipartimento Genitorialità.

Ma perché nel XX secolo abbiamo avuto questa necessità? Me lo sono chiesta spesso, ancor prima della nascita dei sindacati militari, quando ogni problema, ogni dubbio, ogni richiesta di aiuto veniva gestita su social come Facebook, e ancora prima sui Forum Militari quasi in maniera “carbonara”, senza alcuna possibilità di poter parlare apertamente di tutele sindacali e, la risposta che ai tempi mi diedi fu che troppo spesso nel nostro ambiente lavorativo manca quel’umanità e quell’empatia per cercare di capire i problemi del personale con figli, spesso lontano dalla famiglia d’origine e privo di alcun tipo di supporto familiare che permetta una gestione più semplice delle problematiche familiari. Ed è purtroppo a causa di un superficiale studio e applicazione delle norme esistenti che spesso, in questo mondo fortemente gerarchizzato in cui i doveri sono spesso visti come predominanti sui diritti, i genitori e soprattutto le mamme, vengono viste come quasi d’intralcio. Ma ciò che più fa male è che in realtà questi genitori, sono quelli che ogni giorno devono riuscire a far coincidere in una giornata di 24 ore cose che a raccontarle si penserebbero impossibili da fare tutte in 48. Troppo spesso infatti, per aver chiesto un permesso di allattamento o un giorno di parentale o di malattia del figlio, per aver posto al pari del lavoro il benessere dei propri figli o l’integrità familiare, si è giudicati negativamente da superiori e colleghi.

A questo punto vi starete chiedendo a cosa serva un Dipartimento Genitorialità all’interno del Sindacato, la risposta che mi sento di dare è semplicemente questa: serve per sostenerci, per aiutarci e per non gestire da soli le mille difficoltà che si parano davanti e si pareranno davanti anche in futuro nell’essere genitore. Siamo una Famiglia, a tutti gli effetti. Una Famiglia un po’ matta, che si scrive fino a mezzanotte, alle volte, magari che discute per opinioni differenti su una norma e sulla sua applicazione, ma che poi si abbraccia e trova conforto e aiuto SEMPRE.

Il Dipartimento Genitorialità serve ad applicare correttamente quelle norme che, ogni tanto, nelle caserme vengono dimenticate o messe in un cassetto, ma soprattutto servirà in futuro, quando a quei tavoli contrattuali ci saranno seduti i Sindacati Militari, perché se è pur vero che, malgrado la nostra specificità, anche a noi si applichino molte norme a tutela della genitorialità, è altrettanto vero che queste troppo spesso non sono sufficienti, soprattutto a causa della oramai acclarata lontananza dai nuclei d’origine che caratterizza il nostro mondo. Daltronde l’Italia ha ancora molta strada da fare prima di arrivare davvero a parificarsi con molti paesi in Europa e crediamo fortemente che potremmo, con il tempo, diventare quel “trampolino di lancio” che inneschi quel cambiamento e quel miglioramento necessario.

Vi aspetto quindi nella nostra grande famiglia, per superare INSIEME ogni difficoltà, crescendo e migliorandoci giorno per giorno, perché siamo noi a smuovere le montagne, siamo noi che possiamo fare la differenza.

Il cambiamento SIAMO noi!

#SIAMOEsercito

#SIAMOsemprealtuofianco

#SIAMO Esercito: la tua scelta la nostra forza!

 

 

 

 

IL RESPONSABILE DIPARTIMENTO GENITORIALITA’

S.I.A.M.O. Esercito

Noemi DELL’ORO

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One thought on “LETTERA APERTA DELLA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO GENITORIALITA’ DEL SINDACATO S.I.A.M.O. ESERCITO”

  1. Va benissimo come iniziativa, ma mi chiedo perché nessuno dal Governo, ai vari sindacalisti, cocer, dirigenti militari di vario titolo, parla di mancato avvio della previdenza complementare, con tutti i danni passati, presenti e soprattutto futuri arrecati a noi giovani. Inoltre il TAR del Lazio ha rigettato una serie di ricorsi in tal senso emettendo una sentenza nel corso di sole 24 ore. Ora dico io come si fa a emettere una sentenza in un ambito così delicato in un solo giorno? Boooooohhhhhhh. Meditate gente Meditate.

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