Militari, il tono arrogante è insubordinazione con ingiuria

Roma, 24 set 2022 – da ilsole24ore.com – Il Codice militare contempla una “circostanza” che nel diritto comune non viene presa in considerazione. Un rigore giustificato dall’esigenza di tutelare l’autorità morale di chi ha funzioni di comando.

Nel reato militare di insubordinazione con ingiuria, l’onore e il prestigio del superiore gerarchico viene leso non solo da ogni atto e parola di disprezzo ma anche dal tono arrogante. Atteggiamento, per lo più psicologico, quest’ultimo che – sottolinea la Cassazione – «nel diritto comune non viene preso in considerazione».

Un rigore particolare giustificato da un’esigenza tipica della disciplina militare, secondo la quale «il soggetto di grado più elevato deve essere tutelato, non solo nell’espressione della sua personalità umana, ma anche nell’ascendente morale di cui ha bisogno per un degno esercizio dell’autorità del grado e della funzione di comando».

A ricordarlo è la Suprema corte che accoglie il ricorso della Pubblica accusa contro la decisione della Corte militare d’appello di assolvere un maggiore dal reato di insubordinazione con ingiuria, con la formula perché il fatto non costituisce reato. Nel mirino dei giudici era finito un rapporto teso tra l’imputato, che aveva il grado di maggiore, e un colonnello dovuto alle difficoltà nell’assegnazione di un alloggio di servizio, per cause non imputabili a quest’ultimo.

La tutela dell’ascendente morale del comandante. L’ARTICOLO CONTINUA QUI >>>

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