Una difesa comune. Perché nella Nato l’Ue paga molto e pesa poco

Roma, 8 sett 2021 – La crisi drammatica dell’Afghanistan ha riaperto anche il dibattito sul ruolo della Nato e della difesa comune europea. Romano Prodi in un lucido articolo ha argomentato che la euro-difesa dovrebbe fare perno sulla Francia per ragioni politiche (seggio nel Consiglio di Sicurezza Onu) e militari avendo l’apparato di difesa (oltre che una capacità nucleare) più forte di tutti i Paesi della Ue.

Egli evidenzia tuttavia la riluttanza francese e altre difficoltà e tuttavia ribadisce che “la conclusione è perciò una sola: non ci può essere alternativa alla situazione attuale se non compiamo un grande passo in avanti per costruire una comune difesa europea”.

Egli aggiunge che questo non è per rompere la Nato ma anzi per renderla più efficace anche dal punto di vista politico, che non può essere disgiunto da quello militare difensivo. Ciò significa che la cooperazione allo sviluppo (di cui Prodi ha spesso trattato ed anch’io specie con riferimento alla banca multilaterali) deve sempre affiancare la difesa comune europea sulla quale mi soffermo qui. L’auspicio è che questi temi siano sul tavolo dell’incontro  di stasera a Marsiglia fra Emmanuel Macron e Mario Draghi.

Il costo della Nato è di circa 1.100 miliardi di dollari pari al 56% della spesa militare globale, che è di circa 1.900 miliardi annui. Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Francia, Italia e Canada rappresentano insieme il 90% (circa 995 miliardi di dollari) della spesa totale della Nato e il 50% della spesa militare globale. La spesa complessiva (inclusa quella extra Nato) dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea è stata di 232,8 miliardi di dollari.

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