Nuovo Sindacato Carabinieri: 42 suicidi nelle Forze dell’ordine

Roma, 1 nov 2021 – Siamo al quarantaduesimo evento suicidario tra gli appartenenti alle forze Armate e forze dell’ordine. Di questi, con un drammatico e macabro primato, 19 sono carabinieri. È incomprensibile come nessuno parli di un malessere così diffuso tra le forze dell’ordine e, in particolare, nell’Arma dei Carabinieri”.

E’ quanto dichiara in una nota Christian Bellè, Segretario Generale Regionale Calabria del Nuovo Sindacato Carabinieri che aggiunge: “È inspiegabile che né i vertici né la politica affrontino la questione in maniera seria e strutturata come la drammaticità della situazione richiederebbe.

Nei rari casi in cui si accenna alla questione, qualche dirigente “particolarmente preparato in sociologia e psichiatria” riduce la cosa a mere debolezze causate da questioni personali. Sono sempre i soliti “problemi familiari, le donne, i debiti o la debolezza caratteriale.”

Non comprendiamo per quale ragione è preclusa alle OO.SS la possibilità poter partecipare ai tavoli tecnici dove i componenti della Rappresentanza Militare, evidentemente colmi di scienza infusa e traboccanti di conoscenze psicopatologiche, continuano a sedere con non si capisce quale ruolo o funzione!

Muoiono ragazzi, padri, figli, mariti e questa Amministrazione non sa fare altro che ostentare pervicacemente la migliore delle sue capacità: restare ingessata a guardare, ad aspettare, a perdere tempo in quel rigido formalismo che ne sta sempre di più contraddistinguendo il tratto.

C’è stato un tempo in cui era veloce, reattiva, pungente, impegnata a difendere i propri uomini senza se e senza ma, mentre da qualche lustro sembra aver perso una parte di quella velocità.
Già, solo una parte, perché un’altra l’ha di certo conservata se non implementata.

È quella delle valutazioni disciplinari, delle denunce per reati militari risibili, delle valutazioni del profilo di impiego, dei trasferimenti per incompatibilità ambientale, delle visite psichiatriche ad ogni piè sospinto”.

“Per cui – prosegue la nota – se deve entrare a gamba tesa a valutare la posizione di impiego di un militare per un cugino denunciato, un suocero indagato per un abuso edilizio, un nipote fidanzato con la figlia di un commerciante, la solerte Amministrazione non si fa scrupoli ad essere di una celerità agghiacciante!
Come se in mezzo a tutti i drammi di un lavoro difficile ma bellissimo, ci si debba sobbarcare pure la responsabilità di azioni commesse da altri.

La celerità di tanti, troppi, giovani comandanti che credono di poter comandare per grazia divina, col prontuario, con un mansionario che tanto scarica la sacra responsabilità di dirigere uomini e di assumere decisioni che, inevitabilmente, coinvolgono le loro famiglie e la loro serenità.

E chissenefrega se una famiglia di sfascia, se i figli non possono più andare a scuola perché nel paesino della montagna calabrese, friulana o sarda semplicemente la scuola non c’è; che problema c’è se i già precari equilibri familiari si pregiudicano gravemente. Chi se ne frega se si viene spediti a 100 km e per andare a lavorare…..

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