Lo Stato rivuole indietro il vitalizio concesso alle sorelle del parà deceduto nell’incidente aereo avvenuto nel 1971 dove morirono 46 militari italiani

Roma, 8 nov 2021 – La denuncia delle sorelle di uno dei parà vittime della strage della Meloria, il disastro aereo accaduto il 9 novembre 1971 al largo di Livorno. Ora lo Stato rivuole indietro il vitalizio concesso alle sorelle

Caterina Iannì risponde da Reggio Calabria, scandisce bene le parole e premette di parlare anche a nome delle sorelle Giusi e Carmela. Dice che «adesso basta, dopo tutto questo tempo la nostra pazienza è finita», e anticipa di aver appena incaricato gli avvocati di famiglia di spedire «a chi di dovere» una lettera importante.

Il contenuto lo riassume a voce: «Ai destinatari diciamo: sapete che c’è? Siamo stanche di vedere il nome di nostro fratello messo da parte e trattato come la pecora nera del gruppo. Giuseppe era nella missione come tutti gli altri, è morto come tutti gli altri e portava la divisa da paracadutista come tutti gli altri.

Non volete considerarlo vittima del dovere come i suoi compagni di sciagura? Rivolete i soldi che ci avete dato? Benissimo. Allora le sorelle Iannì esigono che il suo nome venga rimosso da qualsiasi monumento o stele alla memoria e non venga mai più menzionato nelle manifestazioni di ricorrenza. E già che ci siamo, considerata la disparità di trattamento che ci avete riservato, sappiate che riconsegneremo allo Stato anche il Tricolore che avvolge il feretro di Giuseppe da 50 anni. Faremo riaprire la tomba e, anche se fosse a brandelli, lo restituiremo».

La lettera a Mattarella…..

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