RIFORMA FISCALE, a pagarne saranno i deboli

Roma, 29 nov 2021 – (di Francesco GENTILE, Delegato COCER) –  Si sta dibattendo in queste ore la nuova riforma fiscale per tutti i lavoratori. Il Governo cerca di trovare una soluzione all’ormai degenerata pressione fiscale.

Se in prima battuta abbiamo esultato all’idea di una riforma fiscale che poteva dare giovamento economico a tutti i cittadini e soprattutto alle donne e agli uomini del Comparto, con rammarico dobbiamo affermare che se dovesse andare in porto questo progetto a rimetterci saranno le fasce deboli, il personale che ha un reddito fino a 28000 euro.

Ad oggi, il personale con tale soglia annuale percepisce un bonus mensile pari a 100 euro per 12 mensilità che scomparirebbe con l’abbassamento della soglia dell’aliquota dal 27% al 25%. Questo significherebbe che le fasce deboli perderebbero il potere d’acquisto mensile a fronte di pochi spiccioli derivanti dalla modifica delle aliquote.

Questa riforma andrebbe solo ad aiutare le fasce medio-alte a discapito di chi oggi non arriva alla fine del mese. Una riforma scellerata e non equa, insomma, che se dovesse trovare accoglimento vedrebbe le buste paga del personale da Gennaio inferiori a quelle attuali.

Auspico che il Governo rifletta bene su tale decisione e valuti attentamente la riforma anche alla luce dei nuovi rinnovi contrattuali che svanirebbero in un cedolino paga nettamente al ribasso.

Roma, 29 novembre 2021

Francesco GENTILE

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6 thoughts on “RIFORMA FISCALE, a pagarne saranno i deboli”

  1. Perché chi sta a 40k, magari monoreddito, è da considerare ricco? Che fino ad ora è rimasto fuori da qualsiasi bonus o beneficio fiscale comprese le addizionali regionali e comunali..

  2. Giustamente nella premessa si specifica che la riforma riguarda TUTTI i lavoratori e non solo quelli del comparto.
    Poco più di un quinto dei contribuenti (21,18%) con redditi oltre 29mila euro lordi corrisponde il 71,64% dell’intera Irpef ovvero coloro che essendo dipendenti non hanno alcuna possibilità di evadere, quindi il 78,82% dei contribuenti con redditi dichiarati fino a 29 mila euro corrisponda solo il 28,36% del tottale dell’ IRPEF ovvero un’imposta neppure sufficiente a coprire la spesa per le principali funzioni di welfare.. Da questo si deduce che il vero problema è evitare di tartassare ulteriormente chi già paga troppo (aliquote 38, 41 e 43 % !!!) e fare una seria lotta all’evasione fiscale. Un esempio l’avevo sotto casa: lui professionista con 10 dipendenti dichiarava 15.000 euro annui ma ha Porsche, casa al lago, baita in montagna e yacht al mare, un suo dipendente con 25.000 euro percepiti di stipendio lordo gira in Panda e vive in affitto. Chi dichiara sui 70.000 euro lordi annui (scarsi 3.000 euro netti al mese x 14 mensilità) ha sicuramente un bel stipendio, sufficiente a vivere sereno ma lungi dall’essere ricco. A mio parere andrebbe anche riconsiderata la paga minima oraria nazionale perchè lavorare per 3/4 euro netti all’ora è un insulto alla dignità umana. Poi si possono fare tutti gli aggiustamenti del caso ma partire con la riduzione delle aliquote più alte è una mossa giusta, a mio parere, studiata anche per far emergere il sommerso.

  3. Questa riforma sull’Irpef sconfessa i sindacati militari. Gli stipendi più bassi (fino a 24.000 euro) avevano già goduto di una riduzione con il bonus Renzi di 80,00 euro, poi portato a 100,00 per i redditi fino a 40.000, mentre il ceto medio era stato escluso dai risparmi fiscali, così come pensionati e lavoratori autonomi. Con questa riforma non si è fatto altro che uniformare i benefici fiscali a tutti i lavoratori dipendenti e autonomi e pensionati. I Cocer si interessassero di più sulla somma misera che stanno elemosinando (contratto 2019-21) miserabilmente ai danni dei loro colleghi

  4. A mio parere, la reale ingiustizia sta nel fatto che il fisco non fa differenze, a parità di cifre, tra lavoratori dipendenti e privati, o partite iva che si voglia così definirli.
    Lo sanno pure le pulci che le uniche dichiarazioni esattamente rispondenti alla realtà sono esclusivamente quelle dei dipendenti.
    I privati possono ricorrere a tutte le astuzie fiscali che ben conoscono i commercialisti.
    Spero non vogliate credere che 15000/20000 € dichiarati da un privato corrispondano alle medesime cifre di un lavoratore dipendente, che non può assolutamente sfuggire al fisco.
    Ma di questo ci si dovrebbe ricordare quando si vota.
    Purtroppo però, negli ultimi 25/30 anni, con rarissime eccezioni, la maggioranza degli Italiani ha scelto di farsi governare da personaggi di spessore etico inesistente, che hanno legittimato l’evasione e l’elusione fiscale, oltre ad aver depenalizzato numerosi reati per i quali una volta, si finiva in galera.
    Ma l’ “intelligenza media” di questo popolicchio è rivolta al campionato di calcio, a sua volta composto da grandissimi evasori, la formula uno, programmi tv per autolesionisti cerebrali, Facebook, instagram e tic tok….e adesso pure la “lotta contro la tirannia sanitaria”.
    Sono almeno 30 anni che viene attuato un decadimento culturale, civico e istituzionale, perché i potenti veri vogliono essere al di sopra della legge e di ogni regola e le tasse non le vogliono pagare.
    Di conseguenza milioni di persone a cui non frega niente di scuole pubbliche, ospedali e stipendi minimamente dignitosi hanno trovato in queste squallide figure i loro degni rappresentanti da mandare in parlamento, mafiosi compresi, fino a fargli ricoprire le cariche istituzionali più elevate ….mentre qui ci si accapiglia tra caporal maggiori e marescialli….😏

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