CARABINIERI NEI GUAI PER UN FALSO VERBALE

Roma, 13 gen 2022 – Una rissa, poi un calcio sferrato «fuori servizio», che è costato a un ragazzo un trauma cranico e trenta giorni di ospedale; una «misteriosa» deviazione dell’ambulanza, in direzione della caserma, sulla strada per l’ospedale, una serie di minacce, nemmeno tanto velate e, infine, un verbale «contraffatto» nel tentativo di dimostrare che fosse tutto regolare. Con queste accuse sono finiti nei guai sei carabinieri sono chiamati a presentarsi in tribunale, per l’udienza preliminare, a gennaio.

Per raccontare la storia occorre tornare all’estate del 2019, in una serata particolarmente affollata, in tempi «prepandemici» . È il 21 luglio, è da poco passata mezzanotte. Tre giovani si stanno rilassando dopo un torneo di calcetto: sono seduti su una panchina, chiacchierano, fumano. Uno di loro passa una sigaretta, rollata a mano, a un altro.

Ed è in quel momento che qualcuno, con una manata, gliela fa cadere. È un uomo che sta camminando per le vie del centro assieme ad altre due persone. I ragazzi reagiscono, nasce un diverbio, volano parole di troppo e si passa anche alle vie di fatto. Uno dei ragazzi, un ventisettenne kosovaro, viene alle mani con la persona che ha fatto cadere a terra la sigaretta. Sopraffatto, finisce a terra; un altro uomo del terzetto lo colpisce con un calcio diretta alla nuca.

Una «rissa di strada», come molte altre ne registra la cronaca? Non esattamente, perché i tre «a passeggio» sono carabinieri, benché vestiti in borghese e ufficialmente fuori servizio. La compagnia di amici chiama il 118 ma è in arrivo un’altra sorpresa. L’ambulanza, infatti, anziché dirigersi verso il pronto soccorso dell’ospedale civile di Asiago, «devia» verso la caserma dei Carabinieri, dove si trovano i tre militari, che nel frattempo avevano chiamato i soccorsi per uno dei carabinieri coinvolti nella rissa.

I due compagni di calcetto la seguono. Arrivati davanti alla caserma, uno di loro se ne va spaventato («Mi sono sentito minacciato», riferirà in seguito). L’altro amico viene «accompagnato» dentro la caserma dove — spiegherà in una successiva denuncia — sarebbe stato sottoposto a una serie di intimidazioni: ne uscirà, sempre secondo la querela, con una lesione alla gamba. E qui la storia potrebbe finire. Anche perché, per settimane, i ragazzi dietro consiglio anche di alcuni legali, «lasciano perdere». Lo faranno, invece, i carabinieri, con una loro versione dei fatti, a fine agosto.

Solo a ottobre dello stesso anno, su consiglio di un nuovo avvocato, i giovani troveranno il coraggio di presentarsi in procura.

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