La Nato è disarmata di fronte ai missili ipersonici russi

Roma, 30 mar 2022 – L’ articolo apparso su Die Welt a firma di Manfred Weber, presidente del gruppo dei Popolari all’Europarlamento e figura di spicco della Cdu tedesca, ha riacceso il dibattito sull’inadeguatezza delle difese missilistiche europee di fronte a una possibile minaccia proveniente dalla Russia.

Weber sottolinea che l’interesse strategico degli Stati Uniti appare orientato a concentrarsi sempre più, in futuro, sull’Indo-Pacifico ed è quindi necessario che il vecchio continente si doti di un suo “ombrello nucleare”.

La recente offerta britannica di schierare in Polonia il suo sistema Sky Sabre è indicativo di quanto le capacità di difesa europee siano giudicato inadeguate. E il sistema ‘Twister’ (Timely Warning and Interception with Space-based Theater) – sviluppato da Finlandia, Francia Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna – non dovrebbe entrare in funzione prima del 2030 e avrà bisogno di radicali aggiornamenti per poter contrastare i nuovi missili ipersonici sviluppati dalla Russia.

I limiti della difesa Nato
I limiti dell’attuale architettura difensiva Nato presente sul territorio comunitario hanno la loro radice nell’ambiguità che ha accompagnato negli anni scorsi lo schieramento in Romania e in Polonia delle batterie di intercettori Aegis Ashore, nel quadro della fase 3 dell’European Phase Adaptive Approach (Epaa).

Washington aveva sostenuto che i sistemi servissero a proteggere l’Europa da un possibile attacco iraniano. Mosca, però, le aveva interpretate come una risposta alla propria deterrenza nucleare, una lettura difficile da mettere in discussione dal momento che, come osserva il think tank European Leadership Network, gli intercettori Aegis sono calibrati su missili a raggio intermedio, che l’Iran allora non possedeva.

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