Buonuscita, secondo il Tar la rateizzazione del TFS/TFR è illegittima

Roma, 22 giu 2022 – Il Tar del Lazio chiede una nuova pronuncia della Corte Costituzionale stressando l’ormai carattere strutturale della dilazione. Sarebbe violato il diritto alla «giusta retribuzione» che include anche l’esazione tempestiva delle somme maturate durante il rapporto di lavoro.

La Consulta dovrà nuovamente pronunciarsi sulla liceità dell’erogazione in forma dilazionata e rateizzata del trattamento di fine rapporto o di fine servizio per i dipendenti pubblici (liquidazione). Lo stabilisce l’ordinanza n. 06223 del 17 maggio 2022 con la quale il TAR del Lazio (sezione terza quater) ha rimesso alla Corte Costituzionale, in quanto rilevante e non manifestamente infondata, la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 3, comma 2, del decreto legge 28 marzo 1997, n. 79, convertito con modificazioni dalla legge 28 maggio 1997, n. 140, e dell’articolo 12, comma 7, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla 30 luglio 2010 n. 122, per sospetto contrasto con l’art. 36 Cost, in materia di giusta retribuzione.

Come noto dal 1° gennaio 2014 (data di entrata in vigore della legge n. 147/2013), è divenuta operativa una nuova modalità di corresponsione dei Tfs e del Tfr in più importi a seconda dell’ammontare della prestazione al lordo delle trattenute fiscali. La misura, finalizzata al contenimento della spesa pubblica, riguarda tutti i dipendenti delle pubbliche amministrazioni, ivi compreso il personale degli enti pubblici non economici (parastato) non iscritto all’Inpdap.

In particolare il pagamento della seconda e la terza rata vengono poste in pagamento a distanza rispettivamente di dodici e ventiquattro mesi dalla corresponsione della prima rata il cui termine decorre, salvo l’inabilità o il decesso, decorsi 12/24 mesi dalla cessazione dal servizio.

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