GUARDIA DI FINANZA: Una riflessione sui trasferimenti degli ufficiali

Roma, 7 mag 2021 – SIBAS-Finanzieri, comunicato stampa. Una riflessione sui trasferimenti degli ufficiali. Nel corso dell’attività di ascolto svolta dal sindacato sono frequenti le lamentele del personale ufficiali a proposito del cosiddetto “piano di impiego”.

A tal riguardo, questa associazione sindacale si chiede se il sistema del trasferimento periodico motivato esclusivamente per generiche “esigenze di servizio” (potenzialmente ogni tre anni) – che comporta notevoli sacrifici e turbamenti agli ufficiali e alle loro famiglie (talvolta anche ai collaboratori) – possa essere ancora oggi ritenuto sostenibile e utile.

Se esso rappresenta una “misura anticorruzione” o risponde ad altre esigenze legate al bene comune, ci chiediamo se alla base di questa scelta ci siano studi approfonditi, anche mediante un confronto con le altre organizzazioni similari, che abbiano nel tempo confermato l’efficacia dello strumento senza ombra di dubbio: in tal caso speriamo che siano resi noti. Questo perché senza ombra di dubbio, invece, questo
sistema provoca dannose conseguenze familiari e di servizio (in termini di continuità), nonché comprensibile malessere nel personale.

Confidiamo che sull’argomento si apra, appena possibile, un ragionevole e costruttivo dibattito tra le organizzazioni sindacali e il Comando Generale.

Roma 07/05/2021

Sibas Finanzieri – Esecutivo Nazionale

 

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3 thoughts on “GUARDIA DI FINANZA: Una riflessione sui trasferimenti degli ufficiali”

  1. Credo sarebbe finalmente ora.
    La valorizzazione delle risorse umane è un tema centrale di tutte le amministrazioni pubbliche e private nel mondo, tranne che nella nostra.
    Il punto è che la per intavolare un qualsivoglia tipo di discussione o confronto vi deve essere quantomeno un seppur remoto pensiero che il sistema attuale sia in qualche modo fallato o non performante.
    La domanda vera è, quindi, qualcuno pensa davvero che non lo sia?
    Soprattutto, qualcuno sarebbe davvero disposto a sottostare ad un cambiamento reale delle condizioni attuali?
    Io non credo il sistema sia in alcun modo pronto ad affrontare un cambiamento reale.
    Per poterlo fare, infatti, il sistema andrebbe cambiato nella sua interezza.
    Andrebbe capito, ad esempio, che il cambiamento sarebbe un bene non solo per gli Ufficiali…ma per tutta l’Amministrazione.
    Andrebbe rimessa al centro la valorizzazione delle persone e, per fare questo, in primo luogo le persone andrebbero conosciute cosa che, ad esempio, con le attuali valutazioni caratteristiche non è in alcun modo possibile perché nulla ci dicono sulla persona, sulle sue reali competenza, sulle sue skill, sulle sue conoscenze. Non ci raccontano nulla del percorso e, soprattutto, della possibile evoluzione di un militare.
    Il problema non è “il trasferimento”, ma il motivo per cui questo avviene.
    Il fattore tempo, nel 2021, è anacronistico.
    Le persone andrebbero spostate per farle progredire, per far in modo di consentirgli di portare le loro conoscenze in giro per altri Reparti che necessitano di essere fatti crescere attraverso una guida reale…oppure le persone andrebbero lasciate al loro posto perché lì stanno esprimendo la loro professionalità, la loro competenza, al meglio.
    Per fare questo, come detto, le persone andrebbero conosciute…per evitare di perdere e disperdere il loro patrimonio di valori perché altrimenti il danno è un danno per l’Amministrazione nel suo complesso…
    Attualmente il sistema crea mine vaganti…persone alla ricerca di un’identità…che finisce per essere quella dell’ufficiale vuoto alla ricerca di una via di fuga.
    Questo perché il valore prodotto non viene mai misurato.
    Qual è il metro di misura tra un ufficiale e l’altro? Qual è il meccanismo dietro un trasferimento? Perché viene dato un incarico ad uno piuttosto che ad un altro?
    Il sistema è stato ridotto alla ricerca da parte di ognuno di noi ad un luogo fisico, ad una città…questo ci dice la “fantomatica” scheda.
    Io non credo che nel 2021 ci si possa più permettere un approccio del genere.
    Ne soffrono le famiglie, ne soffrono i militari tutti, indistintamente.
    Della mancanza di regole ne soffrono sempre ed inevitabilmente tutti soprattutto se si appartiene ad un Corpo che del rispetto delle regole ne fa una ragione di essere.

  2. Bravissimo,il tuo ragionamento è veramente perfetto.
    Purtroppo…. è così anche in Marina e…..non se ne esce.
    Io sono un sottufficiale….non appena in un posto hai maturato esperienza,sai come muoverti,sei in grado di fare progredire i tuoi sottoposti,di trasferire loro le competenze che hai maturato…..arriva un movimento e vai da un altra parte e ricominci quasi tutto daccapo.
    Assurdo…. è come se in un azienda i dipendenti ogni 3/4 anni cambiassero lavoro….paradossale…. ragionamento semplicemente fallimentare.

  3. Ragionandoci sopra mi è venuta un’idea, geniale o malsana che sia, la lascio giudicare a Voi. Abbiamo tutti a mente il concetto di “prioritari interessi dell’Amministrazione” che talvolta, o forse spesso, ma si conciliano con le esigenze del singolo. Sappiamo inoltre tutti molto bene che quello dei trasferimenti è in argomento di interesse trasversale, ovvero interessa tutte le categorie (Peisaf ed Ufficiali). La cosa pertanto sarà proposta in chiave altrettanto trasversale, prescindendo dalle categorie, anche perché, sotto ogni grado, qualunque esso sia, vi è un uomo o una donna. Orbene, mi è capitato di avere sotto mano i costi della mobilità del personale. Nel suo complesso un importo elevatissimo ma che spalmato su una platea di interessati tanto ampia, diventa esiguo. Di contro se venisse utilizzato, lo stesso importo, per una mobilità ridotta, consentirebbe ai mobilitati di ricevere un degno compenso per il disagio patito.

    Proporrei quindi di dividere in due grandi “blocchi” ogni categoria: un blocco di soggetti che preferisce prestare servizio non dico a casa ma in ambito regionale ed un blocco che sceglie la mobilità a livello nazionale. Riassumendo: “regionalizzati” e “free trasferiment” (sia concesso l’inglese maccheronico). I primo godono di certezze in termini kilometrici ma non avrebbero altro. I secondi si metterebbero in discussione ed avrebbero un percorso carrieristico più brillante, che tenga conto del loro sacrificio e sarebbero compensati con indennità molto più consistenti (l’importo generale, complessivo sarebbe identico ma spalmato su una fetta ridotta di aventi diritto diventerebbe ben più rilevante).

    Tutti contenti, Amministrazione felice perché fatta di uomini felici (ed anche donne). Sarebbe uno scenario ideale. Ovviamente qualcuno dovrebbe rinunciare al….ma lasciamo perdere, non voglio toccare questo tasto. Qualcuno si logorerebbe… Ma non si potrebbe provare anche solo a pensare ai benefici di un simile impianto? Il singolo decide: soldi e carriera o affetti e famiglia. Io penso che tutto si risolverebbe da solo.

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