Come la sabbia di Herat – Memorie di viaggio di una donna in guerra. Chiara Giannini prende per mano il lettore e lo porta con sé attraverso la sua storia personale e le sue guerre, che si incrociano e si perdono in Afghanistan

Roma, 8 lug 2020 – Chiara Giannini, livornese, giornalista, sabato 18 luglio alle 18,30, parlerà a Livorno, nella splendida cornice del ristorante Conti di Montenero, del suo libro “Come la sabbia di Herat – Memorie di viaggio di una donna in guerra”.

Il  libro non è una biografia ma il racconto di guerre, vere o personali, che s’intrecciano e nel cui corso io sono la voce narrante e i protagonisti coloro che hanno incrociato il mio cammino. Vi chiedo solo di seguirmi e arrivare con me in Tunisia, di fronte ai barconi in partenza per l’Italia, davanti al camion che in Afghanistan correva all’impazzata nella mia direzione, pronto a esplodere, o su un elicottero diretto chissà dove.

O ancora di stare al mio fianco in linea volo, all’arrivo della bara ricoperta dal Tricolore, o di scrutare in quella stanza d’ospedale, laddove passato e presente si incrociano per dar vita a un’esistenza nuova”. Così si legge nel prologo del libro di Chiara Giannini “Come la sabbia di Herat. Memorie di viaggio di una donna in guerra” con prefazione del direttore de ‘Il Giornale’ Alessandro Sallusti, in distribuzione da domani 5 dicembre per Altaforte Edizioni.

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La prima sensazione che si prova dopo aver letto un libro come questo (specialmente se lo silegge tutto d’un fiato) è quella tipica di chi ha preso un cazzotto allo stomaco. Ma è ovvio che sia così, quando si tratta di un libro che ti fa sentire al centro di una tempesta.

La tempesta non è (o non è soltanto) quella che, come suggerisce il titolo del libro, si svolge in Afghanistan o qualsivoglia teatro di guerra, ma è anche (e soprattutto) la guerra che è dentro ognuno di noi: la guerra quotidiana contro la malattia, la solitudine, l’aridità dei sentimenti, il tradimento, la menzogna, la viltà, la mediocrità (specie quella dei politici) e, in ultima analisi, contro la morte, non solo quella fisica (come quella procurata da un improvised explosive device su una strada afghana) ma anche e soprattutto quella morale, psicologica, spirituale.

L’autrice, attraverso una prosa asciutta ed un linguaggio diretto, anche duro, ci parla di questa eterna lotta, che non è solo CONTRO ma anche PER, ovvero per la ricerca di se stessi. E lo fa attraverso le storie di uomini che sono eroi fuori dal comune (perché combattono contro nemici spietati ogni giorno, anche a costo della loro vita) ma, al tempo stesso, sono persone semplici come noi, che trovano il loro conforto nella lettura della Bibbia o, più prosaicamente, sognando di gustare una carbonara – preparata dalla propria mamma – non appena congedati (sempreché la morte non li colga prima).

Attraverso le storie di questi nostri fratelli italiani, caduti per amore della Patria, nonché attraverso gli sguardi ed i sorrisi dei bambini dei campi profughi tunisini e, non ultime, alcune vicende personali dell’autrice, ognuno di noi può fare una seria e forte riflessione su se stesso e sul suo rapporto con la morte, la malattia, la vita e le cose che la rendono degna di essere affrontata a testa alta (motivo per cui questo libro mi ha dato la sensazione di essere qualcosa di molto simile ad un Bildungsroman, un romanzo di formazione, pur non essendo di per sé un romanzo vero e proprio).

Nel mio piccolo, alla luce di tale lettura, direi che per vivere la vita degnamente e dignitosamente occorrono senza dubbio: Amore (purché incondizionato e gratuito come quello di un cane o come quello di un soldato per la propria patria)….

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