“OPERAZIONE IGEA”. Le Forze Armate schierate contro il Covid ma senza soldi in tasca

Roma, 12 nov 2020 – L’operazione Igea è il piano di intervento messo in atto dal Ministero della Difesa per incrementare la capacità quotidiana di effettuare tamponi nel nostro Paese, al fine di individuare il maggior numero di positivi al Covid.

Igea si compone di circa 1400 unità, dislocate in 200 team in grado di eseguire fino a 30.000 tamponi al giorno.

I Team delle 200 Drive-through-Difesa (DTD) sono composti da 1 medico, 2 infermieri, 2 autisti e 2 Carabinieri o personale del corpo della Polizia di Stato.

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini ha salutato l’operazione con entusiasmo, evidenziando come la Difesa sia «in campo dall’inizio di questa emergenza e ha messo a disposizione da subito tutte le sue capacità e mezzi. Anche in questa fase, gli uomini e le donne di tutte le Forze Armate continueranno ad operare al servizio dei cittadini con impegno e determinazione». La sanità militare, con le sue specificità in campo medico e ricerca ha «dimostrato in questi mesi la sua importanza e il valore strategico e questo ulteriore supporto, in collaborazione con il Ministero della Salute, consentirà di poter garantire un controllo ancora più capillare sul territorio».

Perfetto. Parole encomiabili per gli sforzi profusi da questi nostri ragazzi. Allora per quale motivo nel decreto Ristori bis non è previsto un aumento anche per le Forze Armate, visto il loro impegno, mentre per le Forze di Polizia già il Ristori uno ha provveduto a stanziare cifre cospicue.

Non c’è nemmeno più da indignarsi, viste le smaccate preferenze che vengono fatte tra apparati di diversi ministeri (le Forze Armate per quello della Difesa e le Forze di Polizia per l’Interno). Arrivati a questo punto occorre porsi un interrogativo diverso: quanto co(n)stano le Forze di Polizia e quanto valgono (in termini economici e di prestigio) rispetto alle altre Forze Armate?

Visti i fondi stanziati, ci verrebbe da dire molto. Troppo (?) Chissà. Fatto sta che mentre l’Interno brinda ai nuovi stanziamenti, la Difesa rimane alla finestra ad attendere chissà cosa. Magari una gioia? Allora dovrà aspettare a lungo, perché se non si interviene e non si fa la voce grossa, in Italia (purtroppo), non si ottiene nulla. Anche perché, pare che la Difesa stia raschiando il fondo del barile per poter garantire al suo personale il giusto compenso (straordinari et similia). Se l’indiscrezione fosse vera, sarebbe un fatto gravissimo, dal momento che le disparità di trattamento economico con le Forze di Polizia non solo sarebbero ingenti, ma la forbice si amplierebbe sempre di più, in virtù del fatto che per Igea le Forze Armate non percepiscono il becco di un quattrino. Senza contare che le Forze di Polizia non attingerebbero al loro bilancio, visti gli stanziamenti a pioggia, mentre le Forze Armate di “extra” vedono solo il lavoro che c’è da fare.

In tutto questo marasma, i toni pacati da lord inglese del ministro Guerini stridono un po’. Ogni tanto battere i pugni (metaforicamente) serve. Serve a non farsi mettere i piedi in testa. Serve a non passare sempre per gli ultimi della classe. Serve a non dover fare (a parità di lavoro) la figura degli “stolti” che sgobbano per un pugno di riso (sempre metaforicamente).

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