GUARDIA DI FINANZA / Problematiche connesse alla procedura vaccinale Sars Cov 2.

Roma, 24 mar 2021 – Il Sindacato Nazionale Finanzieri scrive al C/do Generale della Guardia di Finanza. La scrivente Organizzazione Sindacale è stata attivata da numerosi iscritti in servizio in diverse aree territoriali lamentando modalità di attuazione e gestione delle procedure amministrative connesse con le vaccinazioni, con riguardo al livello di riservatezza attuato per i dati personali e sanitari, che se non gestita adeguatamente rischia inevitabilmente di travalicare la normativa di settore.

Con queste premesse, è fondamentale che la modalità di trattamento e comunicazione dei dati alle strutture sanitarie interne e, contestualmente ai singoli interessati, mediante elenchi cumulativi del personale che intenda sottoporsi a vaccinazione avvenga o individualmente o mediante procedure anonimizzate con sigle o codici alfanumerici corrispondenti al singolo dipendente.

Qualora le procedure adottate non siano rispettose dei criteri di sicurezza, infatti, le stesse rischiano di arrecare detrimento alla riservatezza dei dati inerenti i singoli aderenti che, come è noto, sono protetti dalla normativa sulla Privacy GDPR 679/16.

Risulterebbero gravi, inoltre, eventuali sondaggi obbligatori, non anonimi e ai soli fini statistici, volti invece a rilevare, con dovizie di particolari, se il personale si sia sottoposto a vaccinazione o meno, peraltro con procedure non individuali e riservate e con obbligo di specificare le motivazioni della mancata vaccinazione, così come lo sarebbero eventuali affermazioni da parte di dirigenti che lascerebbero intendere, seppur velatamente, conseguenze sull’impiego o censimenti di sorta, per coloro che dovessero non sottoporsi a vaccinazione.

Siamo consapevoli che esista un dibattito molto cogente su quest’ultima questione nella società civile, ma anche in ambito politico, circa l’opportunità/necessità che il vaccino anti-Covid debba essere considerato obbligatorio, quantomeno per gli operatori sanitari e per coloro che svolgano servizi essenziali di pubblica utilità, ma questa eventualità potrà essere affrontata e dibattuta, ognuno con le proprie visioni, nelle sedi competenti e solo qualora se ne presenterà l’opportunità, senza che lo stesso, pertanto, possa influenzare prematuramente comportamenti del datore di lavoro o scelte del dipendente. La lettera del SINAFI continua qui >>>

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